Aborto ed Eutanasia: la Strada Darwiniana verso la Morte

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Nell’età moderna, la svolta più importante fu la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin, pubblicata nel 1859. Darwin non poteva negare che la natura appaia frutto di un progetto, ma dopo aver abbracciato la filosofia del materialismo, ha voluto ridurre quell’apparenza a un’illusione. Sperava di mostrare che sebbene le strutture viventi sembrino essere create con uno scopo, in realtà sono solamente il risultato di forze cieche e non orientate. Sebbene sembrino prodotti intenzionali (tali da evidenziare una volontà, un piano, un’intelligenza), in realtà sono l’esito di un processo materiale privo di uno scopo.

Come nota lo storico Jacques Barzun: “Questa negazione dello scopo rappresenta la contesa distintiva di Darwin”. Lo zoologo ateo Richard Dawkins concorda: “La selezione naturale, il processo automatico cieco e inconscio che Darwin ha teorizzato … non ha in mente alcuno scopo”.

Su una ideale scala Richter di pensatori, la teoria di Darwin ha causato un terremoto che si colloca ben oltre il nono grado. E le sue onde sismiche non si sono limitate alla scienza. Ha anche causato gravi scosse di assestamento nel pensiero morale. Poiché se la natura non era opera di Dio, se non portava più segni dei buoni propositi di Dio, allora non forniva più una base per definire le verità morali. Era soltanto una macchina, che agitava forze cieche e materiali. Il filosofo Charles Taylor spiega: “Il cosmo non è più visto come l’incarnazione di un ordine significativo che può definire il bene per noi”.

Il passo seguente nella logica è cruciale: se la natura non rivela la volontà di Dio, allora è un regno moralmente neutro in cui gli esseri umani possono imporre la loro volontà. Non c’è nulla in natura che gli uomini siano moralmente obbligati a rispettare. La natura diventa il regno di fatti neutrali rispetto al valore, sempre pronti per servire qualsiasi valore gli si voglia attribuire.

E poiché il corpo umano è parte della natura, anch’esso è degradato al livello di un meccanismo amorale, soggetto alla volontà del sé autonomo. Se il corpo non ha uno scopo intrinseco, stabilito da Dio, allora tutto ciò che conta è soltanto lo scopo umano. Il corpo è ridotto a un ammasso di materia, una raccolta di atomi e molecole, non essenzialmente diversa da qualsiasi altra configurazione casuale della materia. È la materia prima da manipolare e controllare per servire l’agenda umana, al pari di qualsiasi altra risorsa naturale.

Siamo indotti a pensare al materialismo come a una filosofia che attribuisce un valore elevato al mondo materiale, poiché afferma che la materia è tutto ciò che esiste. Tuttavia, paradossalmente, attribuisce un valore basso al mondo materiale definendolo alla stregua di un insieme di particelle in movimento, prive di uno scopo o di un significato superiore.

 

Aborto: Esseri umani usa e getta

Vedete come tutto questo spiega la logica che circonda l’aborto? In passato, i sostenitori dell’aborto, in linea di massima, negavano che un bambino pre-nato fosse umano: è soltanto un grumo di tessuto, una vita potenziale, una raccolta di cellule, dicevano. Di conseguenza, molte discussioni pro-life si sono concentrate sulla dimostrazione che il feto è una vita umana.

Oggi, comunque, a causa dei progressi della genetica e del DNA, quasi tutti i bioeticisti professionisti concordano che la vita abbia inizio al momento del concepimento. Un embrione ha una serie completa di cromosomi e DNA. È un individuo completo e integrale capace di sviluppo diretto, in un continuum ininterrotto, dal momento della fecondazione.

Perché tutto ciò non è considerato una prova decisiva del fatto che l’aborto è moralmente sbagliato? Perché secondo la teoria della personalità, quando parliamo dell’uomo come di un organismo biologico siamo nel regno della scienza, in cui la vita è stata ridotta a un semplice meccanismo senza scopo intrinseco o dignità. È stata svalutata a livello di materia prima che può essere dispiegata per i benefici pragmatici che ne derivano. Di conseguenza, anche i bioeticisti che riconoscono il feto come biologicamente umano non necessariamente ne identificano la qualifica morale o il fatto che dovrebbe essere legalmente protetto. Invece il feto è trattato come un pezzo di materia, che può essere usato per ricerche o esperimenti, e poi gettato via insieme all’altra spazzatura medica.

Il fatto di appartenere alla razza umana non è sufficiente per essere qualificato come soggetto dotato di personalità. Il bambino nel grembo materno deve guadagnarsi lo status di persona raggiungendo un certo livello di funzionamento cognitivo: la capacità di coscienza, auto-consapevolezza, autonomia e così via.

I bioeticisti che adottano la teoria della personalità affermano spesso di attenersi a ragionamenti rigorosamente scientifici, eppure questa teoria non ha alcuna base scientifica. Chiaramente, ci vorrebbe una trasformazione straordinaria per tramutare un semplice organismo umano senza diritti in una persona dotata del diritto inviolabile alla vita. Tuttavia non ci sono prove scientifiche di una simile trasformazione: nessuna singola, straordinaria svolta che possa essere rilevata empiricamente. Lo sviluppo embrionale è un processo continuo, che sviluppa gradualmente la potenzialità presente sin dall’inizio.

L’evidenza scientifica in realtà favorisce una visione che vede l’essere umano come un insieme coerente dal momento del concepimento. In una visione del mondo cristiana, chiunque sia umano è anche una persona. Le due condizioni non possono essere separate. Questa visione evita la radicale svalutazione della vita umana. Fin dalle sue prime fasi, il corpo condivide lo scopo e la dignità della persona umana.

Il Salmo 139 è chiaro:

Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre.

Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo.

Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene.

Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d’essi era sorto ancora.

 

Eutanasia: il “Dottor Morte”

E l’eutanasia? Come si esprime la visione del mondo divisa su due piani? Molti ricordano ancora il caso Terri Schiavo del 2005. Terri era una giovane donna sposata che subì un arresto cardia co e alcuni medici certificarono il suo stato vegetativo permanente. Suo marito voleva interrompere l’alimentazione, ma la sua famiglia biologica, che si è presa cura di lei, ha contestato la diagnosi. Hanno schierato esperti medici che hanno affermato che Terri rispondeva agli sforzi per comunicare. Dopo una serie di procedimenti giudiziari che ebbero grande risonanza, e anche a seguito dell’intervento del Congresso degli Stati Uniti, la sua alimentazione fu interrotta, causando la sua morte lenta per fame e disidratazione.

Tra coloro che erano favorevoli all’interruzione dell’alimentazione di Terri, c’era un neurologo di nome Ronald Cranford, che si è ribattezzato “Dottor Morte”. Cranford ha la reputazione di promuovere l’eutanasia anche per le persone disabili che sono consapevoli e non del tutto prive di mobilità. In un caso accaduto in California, un uomo di nome Robert Wendland, subì dei danni cerebrali a seguito di un incidente automobilistico. È stato in grado di eseguire test logici con picchetti colorati, premere pulsanti per rispondere a domande affermative e negative, e persino percorrere i corridoi dell’ospedale su una sedia a rotelle elettrica (come il famoso fisico Stephen Hawking). Eppure Cranford argomentò in tribunale che Wendland non era una persona e che l’alimentazione avrebbe dovuto essere sospesa.

Secondo la dicotomia corpo/persona, essere biologicamente parte della razza umana  non è moralmente rilevante. Gli individui devono guadagnarsi lo status di persona rispondendo a una serie ulteriore di criteri: la capacità di prendere decisioni, mostrare la consapevolezza di sé, pianificare il futuro e così via. Soltanto coloro che soddisfano queste condizioni aggiuntive, possono essere qualificate come persone.

Quanti non presentano queste caratteristiche sono retrocessi allo status di non-persone. E una non-persona è soltanto un corpo, un pezzo di materia usa e getta, una risorsa naturale che può essere utilizzata per la ricerca, la donazione di organi o altri scopi puramente utilitaristici, soggetti soltanto a un’analisi costi-benefici.

Proprio come con l’aborto, stiamo parlando di una logica pregiudiziale a prescindere da come un individuo si possa sentire a questo riguardo. Potresti voler essere compassionevole ponendo fine alla vita di un paziente sofferente, ma le tue azioni implicano una visione del mondo a due piani che è disumanizzante. Una visione in base alla quale gli esseri umani non hanno diritti, soltanto le “persone” li hanno.

L’unico modo per opporsi alla cultura della morte è accettare che tutti gli esseri umani siano anche persone. Nessuno escluso.

 


Tratto dal libro “Ama il Tuo Corpo”

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