Fede che Fa Meravigliare Gesù

centurione

Gesù “… Colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12:2), una volta si meravigliò della grande fede che trovò in un uomo. Questo è l’unico esempio registrato nei Vangeli in cui Gesù reagisce in questi termini. Chi era quest’uomo? Un rabbino? No. Un discepolo? Nemmeno. Un soldato romano.

Gesù era sceso dalla cima della piccola montagna fuori da Capernaum, la Sua casa adottiva (Matteo 4:13). Aveva appena predicato quello che sarebbe diventato il più famoso sermone della storia. Quando Gesù entrò in città, un gruppo di anziani Giudei gli venne incontro. Avevano una richiesta urgente. Gesù si sarebbe recato prontamente in casa di un centurione romano il cui servo era gravemente malato e ormai prossimo alla morte? Il centurione stesso aveva inviato quegli anziani da Gesù chiedendo loro di supplicare il Suo intervento. Era un fatto insolito. I capi giudei non avevano alcuna considerazione dei soldati romani.

Intuendo che la richiesta sarebbe risultata singolare, uno degli anziani aggiunse subito: “Egli merita che tu gli conceda questo; perché ama la nostra nazione ed è lui che ci ha costruito la sinagoga” (Luca 7:4, 5).
Anche questo era insolito. I soldati romani normalmente non stimavano i Giudei.
In tutto questo Gesù riconobbe la guida del Padre, e si mise in viaggio con loro per raggiungere la casa del centurione. Aveva predicato anche sull’importanza di amare i propri nemici. Questo era un insegnamento da incoraggiare.
Mentre si avvicinavano alla casa, un altro gruppo di uomini li fermò. Si riunirono dando vita a una rapida e tranquilla assemblea, con gli anziani piuttosto confusi. Alcuni dei presenti pensarono che ormai fosse troppo tardi.
Poi, un rappresentante di coloro che li avevano fermati si fece avanti, si avvicinò a Gesù, e disse, con rispetto: “Maestro, ho un messaggio per te da parte del mio amico romano”. Egli dice:

«Signore, non darti quest’incomodo, perché io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; perciò non mi sono neppure ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io sono uomo sottoposto all’autorità altrui, e ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: “Vai”, ed egli va; a un altro: “Vieni”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo”, ed egli lo fa».

Un mormorio si diffuse tra la folla. Egli non voleva che Gesù venisse da lui. Gli occhi di Gesù rimasero fissi su quell’uomo, mentre ponderava attentamente quelle parole, pronunciate da un soldato romano.

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?” (Isaia 53:1).

Il viso di Gesù si sciolse in un sorriso. Egli scosse leggermente la testa.

“… poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito” (Isaia 52:15).

Questo emissario del nemico d’Israele comprese ciò che persino quegli anziani Giudei non avevano afferrato. Gesù guardò gli anziani.

“La pietra che i costruttori avevano disprezzata è divenuta la pietra angolare. Questa è opera del Signore, è cosa meravigliosa agli occhi nostri” (Salmo 118:22, 23).

Dopo si voltò verso i Suoi discepoli e verso la piccola folla che Lo aveva seguito dalla montagna, e disse a voce alta: “Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!” (v. 9).

Gesù restò “meravigliato” di fronte alla fede di quell’uomo. Quando Gesù si meraviglia, dobbiamo meditare. Luca scelse la parola greca thaumazo, che traduciamo con “meravigliato” o “stupefatto”, per descrivere la reazione di Gesù a fronte della fede mostrata da quel soldato. La sola altra volta in cui questa parola è utilizzata per descrivere la risposta di Gesù alla fede di qualcun altro è in Matteo 6:6, quando Egli si meraviglia per la mancanza di fede tra la gente di Nazaret, che pure Lo aveva conosciuto meglio.

È un’ironia scoprire che l’unica persona riportata nei Vangeli la cui fede impressionò Gesù fu un soldato romano. La sola ragione per la quale egli si trovava in Israele era per aiutare a mantenere i Giudei sotto il dominio di Tiberio, imperatore pagano. Gesù fu impressionato dal fatto che, un soldato romano, una persona estranea al Patto, un uomo con una conoscenza limitata delle Scritture, guardando a Lui, seppe cogliere ciò che buona parte del popolo eletto non riuscì per niente ad afferrare. Le folle giudee si ammassavano attorno a Gesù. I capi dei Giudei Gli facevano pressione e Lo contestavano, più o meno apertamente. Eppure, proprio come Pietro nella barca piena di pesci (Luca 5:7, 8), il centurione riconobbe la divina santità di Gesù e la propria peccaminosità. Era perfettamente consapevole di quanto fosse indegno di godere della presenza di Gesù. Inoltre, quel centurione riconobbe l’autorità di Gesù. Le autorità giudaiche, da parte loro, Lo incalzavano con domande del tipo: “Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?” (Matteo 21:23). Eppure questo straniero sapeva esattamente chi fosse Gesù. Egli sapeva che Gesù aveva ricevuto autorità dal Padre per comandare sulle forze della natura. Sapeva che la vicinanza o la presenza fisica non era un fattore decisivo. Gesù poteva sanare ogni forma di malattia anche da lontano e quindi la distanza non era per nulla un problema. E il Signore si meravigliò, poiché vide in questo centurione una primizia, l’anticipazione di ciò che intendeva realizzare: “… molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli” (Matteo 8:11).

Quest’uomo, la cui fede fece meravigliare Gesù, non era un discepolo, in seguito non avrebbe compiuto alcun miracolo, non fondò nessuna chiesa, non aveva una laurea né alcun titolo religioso. Il suo curriculum spirituale era insignificante. L’uomo con la più grande fede in Israele era un centurione che semplicemente aveva capito chi era Gesù, e al quale si rivolse con umiltà, confidando nel fatto che avrebbe ricevuto ciò di cui aveva bisogno. Egli credeva veramente in Gesù.

Questa è la fede che fa ancora meravigliare il Signore.


Estratto da “Non Per Visione”
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