Glorificare Dio nella Creatività e nella Cultura

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La cultura descrive il nostro contributo alla crescita e alla trasformazione della Creazione, completando in tal modo la missione di Dio, quindi appare chiaro il motivo per cui fare cultura e goderne sono entrambi doni che provengono direttamente dal Signore. Questi doni li dovremmo ricevere con gioia e restituirli al Signore, con riconoscenza, nella lode e nell’adorazione.

Per tornare al punto da cui questo libro ha preso le mosse, fare cultura è uno dei modi in cui Dio ci invita a partecipare alla Sua pienezza trinitaria. Nel coltivare la Creazione, sottomettere la terra e dare nome al mondo di Dio (in tutte le sue varie forme), stiamo adempiendo un preciso mandato culturale e partecipando alla missione di Dio volta a riempire il mondo della Sua gloria.

Quando scriviamo, recitiamo o ascoltiamo della buona musica, siamo invitati nella vita del Dio trino, che rappresenta l’armonia che sovraintende a ogni aspetto dell’esistenza. Quando scriviamo poesie, quando ci immergiamo in un buon romanzo o guardiamo un bel quadro, mente e cuore possono allargarsi per accrescere le nostre capacità di lodare Dio e amare il prossimo. Quando ci prendiamo cura del giardino, quando cambiamo l’olio della macchina, studiamo in vista di un test di matematica, scopriamo le caratteristiche degli elettroni, serviamo i clienti o costruiamo una casa nuova, stiamo assistendo all’arricchimento del mondo di Dio e dovremo dilettarci in queste attività e gioire dei loro risultati con sguardo limpido e cuore riconoscente.

La cena del Signore è un regolare promemoria del fatto che la cultura umana può essere un mezzo di grazia e un invito divino. Dopotutto, partecipiamo del pane e del vino, non del grano e dei grappoli d’uva. In altre parole, Dio ci accorda la Sua grazia tramite i beni creati che sono stati coltivati e trasformati dal lavoro umano. Il pane è il grano trasformato, il vino è il frutto di grappoli elaborati sapientemente. La creatività e il lavoro dell’uomo si mescolano ai beni direttamente creati dal Signore e a questo punto Egli stabilisce che il risultato sarà alla base del pasto commemorativo della chiesa. Questa santa istituzione testimonia del potenziale di tutta l’attività umana volto a comunicare la grazia di Dio. I nostri sforzi concorrono quindi ad allargare il cuore e la mente al fine di conoscere Dio in modo sempre maggiore. Questo processo dell’espansione del cuore attraverso la cultura umana non è però automatico. Come abbiamo visto in precedenza, esso richiede la ricezione della cultura (o fare cultura) con un cuore grato governato dalle Scritture e dipendente da Dio in un’attitudine di preghiera. Il presupposto è quello di credere e conoscere la verità, in modo che i nostri sforzi siano allineati agli scopi del Signore e in maniera tale che la nostra creatività ricalchi i solchi biblici, sia allineata al flusso creativo divino e non vada nella direzione opposta.

La cultura, come la Creazione, ha la capacità di “tirarci fuori” da noi stessi, di condurci all’oblio di sé, che rappresenta il primo passo in direzione del vero godimento di Dio. Come disse una volta Lewis: “Amare e ammirare qualcosa fuori da te stesso significa fare un passo indietro evitando la totale rovina spirituale”. Perdersi in un buon libro, in una canzone dolce o in un hobby coinvolgente è un modo meraviglioso per ritrovarsi.

Valutiamo come fare cultura e come goderne

Il nostro piacere della cultura ci porta a lodare Dio? Dopo aver letto quello che abbiamo letto o visto quello che abbiamo visto, il nostro primo impulso è ringraziare il Signore per questo dono? O ci troviamo a nasconderci dietro un albero con aria imbarazzata e con timore, sperando che la Nuvola della Gloria non si dedichi alla sua solita passeggiata serale?

Dove ci spinge il nostro godimento della cultura? Quando abbiamo finito, il nostro cuore è rallegrato e noi siamo ansiosi di correre di nuovo nel mondo a motivo dell’amore che ci pervade, oppure il nostro cuore è raggrinzito come una prugna esposta al sole dell’Arizona? Il nostro godimento culturale della Creazione ci indurisce come una roccia, tanto che se qualcuno ci pungesse, sanguineremmo ciottoli? Oppure ha reso più tenero il nostro cuore?

Se dovessi conformare le tue azioni e gli atteggiamenti a quelli dei tuoi personaggi preferiti, la tua vita sarebbe migliore o peggiore di come che appare oggi?

Ho incontrato molti studenti universitari che guardano al mondo come a una sit-com avente loro stessi come protagonisti, e che reputano che si possa essere sarcastici, rudi e irritanti pur continuando ad avere gli amici di sempre. Se in una conversazione privata con qualcuno ti trovi a dire cose per far ridere un fantomatico pubblico – presente soltanto nella tua testa – allora potrebbe essere arrivato il momento di prendere una pausa da alcuni dei tuoi programmi preferiti.

Le storie che ami scrivere, leggere, guardare, condividere riflettono le storie che il Signore ama raccontare? Questo non esclude che possano contenere del male; dopotutto, è risaputo che la storia di Dio include un paio di cattivi (o sette miliardi). La presenza del male non è il problema, il problema è la raffigurazione del male.

Le cose che Dio odia sono rappresentate come buone e degne? La malvagità del male è minimizzata o denunciata con chiarezza? Gli uomini vili sono deprecati o promossi? I “dragoni” sono morti o trionfanti?

Questo non significa che devi evitare tutte le storie che scaturiscono da una mente ribelle, ma che riconosci e resisti al seme che quelle storie stanno cercando di depositare nel tuo cuore. Vuole anche dire che dovremmo imparare a conoscere i nostri punti deboli e “tagliarci la mano” se questa ci induce a peccare.

In sintesi, la cultura – quando viene prodotta, ma anche laddove viene solamente apprezzata – è un enorme dono da parte del Padre che dovremmo ricevere con saggezza e allegria. Come tutti i doni di Dio, essa ha la capacità di espandere la nostra anima in modo da poterlo conoscere meglio, amarlo di più e diventare più conformi all’immagine di Suo figlio.

Quindi dovremmo essere alla ricerca del vero, del bene e del bello ovunque possiamo trovarli. Come dice l’apostolo Paolo: “Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri” (Filippesi 4:8). Per fare questo nel modo corretto, esattamente come Paolo, dobbiamo pregare affinché il nostro amore abbondi sempre di più in conoscenza e in ogni discernimento, in modo da riconoscere e apprezzare le cose buone e quelle migliori. Vogliamo essere limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo del nostro Salvatore, a gloria e lode di Dio (Filippesi 1:9-11).


Estratto da “Le Cose della Terra” – Clicca sull’immagine per ordinare