La vera amicizia: l’amicizia biblica

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Le aspettative sull’amicizia che nutre un credente sono tante. Molti di noi si pongono domande del genere che potremmo tradurre in questi termini:

• Se un gruppo di persone è salvato, e adottato nella famiglia di Dio, perché nella chiesa sembra così difficile formare amicizie aperte, oneste e genuine?

• Gesù non disse forse che i credenti sarebbero stati riconosciuti dall’amore reciproco? Questo amore a che cosa dovrebbe assomigliare? Qualunque cosa sia, perché non si manifesta apertamente?

• Nessuna delle mie amicizie di chiesa riesce realmente a emergere da un sostanziale anonimato, ma sono ugualmente soddisfatto. Cosa c’è di sbagliato nel mantenere questo status quo?

• Forse dipende dal fatto che nella mia chiesa non sono sufficientemente conosciuto?

• Avrò mai qualcuno che mi accetti veramente per quello che sono? È realistico ed egoista da parte mia coltivare questa aspettativa?

• Quali sono le caratteristiche che dovrebbero contraddistinguere una normale amicizia biblica? Che cosa devo sperare che accada per vederla realizzata, e come posso favorire questo risultato?

Alcune di queste domande possono essere familiari. Le amicizie profonde e significative non si costruiscono facilmente, anche all’interno della chiesa e, talvolta, in particolare proprio all’interno di essa. Quando di tanto in tanto ci accorgiamo che le cose dovrebbero andare diversamente, rimaniamo perplessi, frustrati e scoraggiati di fronte alle sfide che ci provengono dai modelli biblici di amicizia.

Non dev’essere così.

 

Oltre la fratellanza

Non tutte le chiese riescono a creare la stessa “atmosfera” amichevole. Una forte cultura della fratellanza all’interno di una chiesa può aiutare a minimizzare il senso di isolamento provato da singoli credenti. Tuttavia, occorre distinguere tra fratellanza cristiana e amicizia biblica. La fratellanza potrebbe essere descritta come quel senso speciale di comunione e amore tra credenti, fondato sulla base della comune unità in Cristo. Questa è realmente una cosa meravigliosa e può aprire la strada allo sviluppo delle amicizie bibliche. In questo libro vorrei aiutarti a vedere come potrebbe essere la fratellanza cristiana quando viene sperimentata a un livello superiore e soprattutto quando è vissuta personalmente in modo intenso e sano. Si tratta di una fratellanza accompagnata da una particolare profondità, in cui si sperimentano nuove dimensioni in forza di un attivo investimento reciproco. È quella che chiamerò amicizia biblica.

Anche se diversi libri cristiani contengono alcuni capitoli che trattano questo argomento, negli ultimi anni il tema dell’amicizia tra credenti è stato ampiamente trascurato. Il pastore e scrittore Kevin DeYoung concorda con quest’analisi quando afferma: “[L’amicizia] è la questione più importante e meno affrontata nell’ambito delle relazioni di chiesa”.

 

Oltre la caduta

Nel terzo capitolo di Genesi vediamo come il peccato influisca sulla nostra capacità di coltivare una sana relazione tra persone che dovrebbero essere alleate. Da quel momento in poi, le vicende precipitano e la trama volge verso un abisso di malvagità. In Genesi 4, Caino, il figlio di Adamo ed Eva, uccide Abele, il fratello minore, a motivo della gelosia. Proprio lì dove gli affetti avrebbero dovuto essere più profondi e i legami più saldi, il cuore di una creatura in rivolta, spegne una vita, anzi l’esistenza di colui che gli avrebbe dovuto essere compagno per il resto dei suoi giorni. In soli due capitoli passiamo da una visione idilliaca, all’insegna di genuini rapporti d’amore e di un’intima amicizia, all’immagine meschina del fratricidio più vile, legato a motivazioni che non possiamo che ritenere futili.

Passiamo rapidamente al Nuovo Testamento. In questo contesto di rapporti spezzati, Dio manda il Suo Figlio unigenito per riconciliare e redimere un popolo. Mediante la Sua vita perfetta e la Sua giustizia, Gesù prende il nostro posto ed è condannato per il nostro peccato, aprendo la strada che conduce al Padre, per tutti coloro che credono e confessano il Suo nome. L’umanità, una volta irrimediabilmente alienata e separata da Dio a causa del peccato, può essere riconciliata con Dio attraverso il Suo Figlio perfetto, Gesù Cristo.

Restiamo sbalorditi ascoltando le parole di Gesù rivolte ai discepoli in Giovanni 15:13-15: “Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio”.

Permetti che queste parole scendano in profondità nel tuo cuore: Gesù ti chiama amico. Questo è più che sufficiente per far traboccare il nostro cuore. Colui in cui abita la pienezza di Dio ci chiama amici. Colui che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, vivendo una vita perfetta per la nostra salvezza, ci chiama amici. Gesù, con la Sua morte in croce, diventa nostro amico, affinché a nostra volta, possiamo diventare amici degli altri. Mi piace il modo in cui Steve Timmis descrive tutto questo: “Alla croce, l’amicizia della Deità è stata spezzata affinché la nostra amicizia potesse essere ristabilita”. La comunione eterna, la fraternità e l’amicizia di cui la Deità gode dall’eternità sono state temporaneamente spezzate mediante la croce. Tramite questo evento, mentre Dio riversava la Sua ira su Gesù, Egli, contemporaneamente, ripristinava l’amicizia compromessa a causa del nostro peccato.

L’amicizia biblica è diversa dalle approssimazioni sentimentali di questo mondo: Gesù è al centro. Non soltanto Egli è il centro, ma ci dona altresì la forza di seguire il Suo esempio e stringere amicizia con altri. Questa amicizia incarnata e incentrata su Gesù fluisce in ogni ambito della vita. L’amicizia cessa di essere qualcosa in funzione della quale ci adoperiamo, per trasformarsi in qualcosa che diventiamo nel momento stesso che seguiamo Cristo. Quando incarniamo l’amicizia biblica, riflettiamo l’immagine di Gesù, il Suo carattere, le Sue priorità e la Sua gloria. La nostra amicizia non si fonda più su circostanze o interessi condivisi, ma diventa un impegno a vivere e incarnare l’immagine di Dio in ogni ambito della nostra vita.

L’amicizia biblica esiste quando due o più persone, legate da una comune fede in Gesù Cristo, cercano lui e il suo regno con intenzionalità e vulnerabilità. Invece di essere fine a sé stessa, l’amicizia biblica serve principalmente a glorificare Cristo, che ci ha resi amici del Padre. È indispensabile all’opera dell’Evangelo in terra e un elemento essenziale di ciò per cui Dio ci ha creati.

Vorrei veramente che tu fossi incoraggiato, semplicemente ascoltando le cose che vorrei esprimere. Lascia che questo libro completi e informi la tua comprensione dell’amicizia biblica. Credo che, mentre discutiamo e riflettiamo insieme sull’amicizia biblica, tu possa ampiamente arricchire la tua comprensione e apportare dei concreti miglioramenti a livello pratico.


Estratto da “Il Senso della Vera Amicizia”
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