Muoversi Verso gli Altri

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Dio prende l’iniziativa e si muove verso di noi; prendiamo anche noi l’iniziativa nei confronti degli altri. Questo è un semplice insegnamento che comporta delle applicazioni pressoché infinite.

Il Signore Dio fa sempre la prima mossa.

“Infatti così dice il Signore, Dio: ‘Eccomi! Io stesso mi prenderò cura delle mie pecore e andrò in cerca di loro’”
(Ezechiele 34:11)

Questa sezione del libro del profeta Ezechiele parla del popolo di Dio che ha abbandonato il suo vero Pastore ed è stato abusato dalle sue guide. Sebbene le pecore non mostrino alcuna intenzione di voler tornare al Signore, Egli cerca quelle che si sono smarrite, riporta all’ovile quelle che vagano senza meta e fascia quelle ferite (vv. 11-24). La Sua misericordia e la compassione di cui dà prova, aprono la strada alla riconciliazione, riattivano il dialogo e incoraggiano la comunione. La storia ha una quantità infinita di varianti. Pensa al tenace ma pacato e discreto “corteggiamento” di Osea e alla cura nei confronti della moglie, pur nella sua ribellione. L’ha fatto per illustrare l’amore “implacabile” di Dio (nel senso che non si placa, non trova pace fino a quando non ti raggiunge). Pensa a Gesù e al modo in cui ha preso la strada meno battuta per raggiungere una donna samaritana del tutto emarginata (Giovanni 4). Ricorda quando parlò della Sua ricerca della pecora smarrita (Luca 15:4-6). Dio prende l’iniziativa, soprattutto nei confronti di chi è nel bisogno, anche se è soltanto uno fra mille. I re e i presidenti ricevono le persone. Concedono un’udienza di pochi minuti, e l’incontro si risolve nello scambio dei convenevoli di rito. I re non si fanno vedere a casa tua né si prodigano per venire in tuo aiuto. Ma tutto cambia quando si presenta Gesù, il re per eccellenza. Questo sovrano lascia il palazzo e viene a cercarti.

Gesù ci cerca, dobbiamo cercarci l’un l’altro

Perciò siamo chiamati a muoverci verso gli altri. Gli estroversi sembrano rendere le cose molto facili. I più introversi potrebbero essere intimiditi dal silenzio e non riuscire a superare una sensazione di imbarazzo. Ma la ricerca amorevole non è né facile né naturale per nessuno. Tutti noi abbiamo bisogno sia dell’umiltà sia dei consigli che troviamo nelle Scritture per intraprendere i primi passi di una conversazione utile.

Le prime iniziative potrebbero essere queste:

  • Il Signore ci reputa una famiglia, quindi salutiamoci con sincero calore fraterno.
  • Il Signore conosce il nostro nome, quindi impariamo il nome degli altri fratelli e sorelle in Cristo, fraternizziamo con chi ci viene a trovare in chiesa, senza fare finta di non vederlo.
  • Il Signore conosce dei dettagli apparentemente irrilevanti di ciascuno di noi, come il numero dei capelli sulla nostra testa, quindi siamo chiamati a interessarci dei dettagli. È la prima volta che questa persona viene in chiesa? Dove vive? Con chi vive? Lavora, va a scuola, ha una famiglia?

Ciò che ascoltiamo potrebbe sorprenderci. Dopotutto, alla maggior parte delle persone non sono spesso richieste informazioni riguardo alla loro vita, quindi avremo la possibilità di raccogliere molti più dati rispetto alle informazioni di base. Potremmo sentir parlare di eventi che vale la pena celebrare; potremmo venire a conoscenza di difficoltà personali. Gli eventi buoni e piacevoli potrebbero consistere in un lavoro ben svolto o in una nuova relazione che funziona alla grande. Ma includono anche dei beni più profondi, come ad esempio quando cogliamo in un altro qualche aspetto del carattere di Dio, alla luce del modo in cui lui o lei ama e cura la famiglia e gli amici, serve il Signore, o persevera nelle prove. Raccoglieremo delle confidenze che parlano di problemi infiniti, come le lotte per la salute personale e le incomprensioni con i familiari o gli amici, nonché le ingiustizie sul lavoro o le relazioni interrotte in modo doloroso. Per tutta risposta impariamo ad ascoltare. Questo significa che non ci lasciamo distrarre o influenzare da ciò che dicono.

Condividiamo, dunque, le delizie delle cose buone e il peso delle questioni più intricate. La trama di queste vicende così importanti può diventare confusa, e ne parleremo nuovamente in seguito, ma lo abbiamo capito fin da subito: quando ci accostiamo alla vita degli altri bisogna avere un’attitudine comprensiva, esercitandoci alla pazienza.

“I disegni del cuore dell’uomo sono acque profonde, ma l’uomo intelligente saprà attingervi”
(Proverbi 20:5).

Vogliamo essere delle persone in grado di comprendere. Questo può accadere soltanto se ci occupiamo degli altri ricordando costantemente che noi stessi siamo stati oggetto delle attenzioni da parte di Gesù.

 


 

Articolo tratto da “Diamoci una Mano”
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