Perché Siamo Tutti Alla Ricerca Della Felicità?

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Il pastore e scrittore statunitense Timothy Keller afferma: “Mentre altre visioni del mondo ci incoraggiano a sederci in mezzo alle gioie della vita, in previsione dei prossimi dispiaceri, la fede in Cristo conferisce potenza a quei credenti che si siedono in mezzo alle pene di questo mondo, assaporando già la gioia che verrà”.

La spasmodica ricerca della felicità nella nostra cultura potrebbe indurci a pensare che si tratti di una moda passeggera, una visione del mondo equivalente ai vestiti di tendenza o agli attori del momento. Non è così. Il desiderio della felicità non è, come molti suppongono, figlio della moderna ossessione di sé stessi. La sete di felicità è profondamente innata in tutti gli uomini, di ogni cultura, ed è presente anche nella Parola di Dio. Il film Le ali della libertà contiene una scena struggente in cui un prigioniero, Andy, si chiude a chiave in una stanza riservata e ascolta la registrazione di un brano musicale operistico.

Una bellissima armonia si diffonde attraverso l’impianto del carcere mentre i prigionieri e le guardie fissano lo sguardo in alto, quasi pietrificati. Un altro prigioniero, Red, interpretato dall’attore Morgan Freeman, narra:

Ancora oggi non so cosa dicessero quelle due donne che cantavano … Mi piace pensare che l’argomento fosse una cosa così bella da non poter essere espressa con delle semplici parole. Quelle voci si libravano nell’aria a un’altezza che nessuno di noi aveva osato sognare. Era come se un uccello meraviglioso fosse volato via dalla grande gabbia in cui eravamo facendola dissolvere nell’aria. E per un brevissimo istante, tutti gli uomini di Shawshank si sentirono liberi.

La musica mise in libertà quei prigionieri, risvegliando in loro sentimenti di una realtà migliore e infondendo la speranza che la vera bellezza esiste. Anche noi, sebbene viviamo in un mondo decaduto, osiamo sperare in una felicità trascendente che è lì fuori… da qualche parte.

Ho dei bei ricordi della mia infanzia e dei sogni che hanno accompagnato gli ideali della mia giovinezza. Eppure durante l’adolescenza ero disilluso e vuoto, anche se molti di quelli che mi conoscevano non l’avrebbero mai immaginato.

Alle scuole medie ho avuto bei voti, vinto alcuni premi, avuto un ruolo di spicco nella squadra di football, sono stato nominato capitano della squadra e sono stato eletto rappresentante d’istituto, ma non ero felice. Ho avuto un breve assaggio di felicità, ma ho trascorso più tempo cercando e aspettando la felicità che sperimentandola. Ho comprato centinaia di fumetti, mi sono abbonato a riviste fantasy e ho letto intere collane di fantascienza. Ho trascorso le notti guardando attraverso il mio telescopio a contemplare l’universo, cercando qualcosa di migliore.

Il cielo notturno mi riempiva di stupore, e di un piccolo assaggio di felicità. Desideravo qualcosa che fosse più grande di me stesso (non conoscendo Dio, gli alieni erano i candidati più accreditati. In qualche modo, sapevo che questo mondo in sé, non era abbastanza per me).

Una notte indimenticabile, stavo fissando la grande galassia di Andromeda, lontana 2,5 milioni anni luce, insieme ai suoi trilioni di stelle. Mi sarebbe piaciuto esplorarla, per perdermi nella sua immensità.

Ma il mio stupore fu travolto da un insopportabile senso di solitudine e separazione. Quella notte piansi perché mi sentii incredibilmente piccolo. Anche se non ne ero consapevole, Dio stava utilizzando le meraviglie dell’universo per avvicinarmi a Sé. Attraverso la creazione di Dio, vedevo “le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità” (Romani 1:20).

Quando ho letto la Bibbia per la prima volta, mi sembrava sorprendente, intrigante e in grado di sovvertire ogni mio pensiero. L’ho aperta e ho trovato queste parole: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1). Poi ho letto la più grande dichiarazione di sempre: “… e fece pure le stelle” (Genesi 1:16). Un’infinità di stelle, in un universo distante cento bilioni di an ni luce, liquidate con una semplice aggiunta: “Pure”.

Cominciavo a capire che questo libro parlava di una Persona che aveva creato l’universo, includendo Andromeda e la Terra. Ed evidentemente anche me.

Quando ho letto la Bibbia non avevo alcun punto di riferimento, e quindi a disorientarmi non fu soltanto il libro del Levitico, ma una volta arrivato ai Vangeli, qualcosa cambiò. Ero affascinato da Gesù. Ogni cosa che Lo riguardava sembrava essere autentica, e presto sono arrivato a credere che Lui fosse assolutamente reale. Poi, attraverso il miracolo della Sua grazia, mi ha trasformato e una delle cose nuove più evidenti fu la mia ritrovata felicità.

Mio padre, arrabbiato del fatto che mi fossi convertito a un credo che lui disdegnava, aveva predetto che ben presto avrei “superato” la fase della mia “infatuazione”. Sono grato che, dopo quarantacinque anni, ciò non sia avvenuto (e sono grato anche del fatto che all’età di ottantacinque anni, quattro anni prima della sua morte, mio padre ha dato il suo cuore a Gesù).

Come ogni essere umano, nella mia vita ho sperimentato la sofferenza e ho dovuto affrontare varie vicissitudini. Eppure, ogni giorno trovo la felicità in Colui che mi ha raggiunto con la Sua grazia decenni or sono, e continuo a realizzarla ogni qualvolta Lo chiamo. Spero che tu ti unisca a me in questo viaggio per sperimentare assieme la felicità autentica, quella di Dio, che cambia la vita per sempre.

Viviamo in un mondo che vende una falsa felicità nelle edicole, così come nei negozi e sui siti web. Grazie siano rese a Dio perché in Gesù, Egli ci offre una felicità autentica. Ricordiamoci che il nostro desiderio di vera felicità viene soltanto da Lui e che può essere soddisfatto solamente in Cristo.

 


 

Articolo tratto da “I Giorni della Felicità”
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