Rabbia e Ira: Cosa Sono Davvero?

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Che cos’è l’ira? Questa semplice domanda diventa subito complessa. L’ira si manifesta di solito mescolata ad altre emozioni.

Nel caso più tipico, percepisci qualcosa di sbagliato o sei testimone di una condotta ingiusta. Quando un amico ti tradisce, questo lo puoi accettare sbagliato, e lo reputi un comportamento inammissibile. Quando la strada è chiusa per lavori in corso e perdi un appuntamento importante, è una cosa negativa, e fai fatica a tollerarla. Ti arrabbi quando vivi ciò che ti accade come un’offesa morale o una frustrazione dolorosa. Fin qui, tutto bene. In linea teorica, la tua ira potrebbe essere sana e costruttiva. Eppure, il più delle volte, la nostra rabbia emerge come una reazione ignobile e distruttiva, fatta di lamentele, scenate, freddezza, desiderio di “rivincita” e autocommiserazione. Questi sono tutti modi per rendere “male per male”, una risposta naturale, sicuramente, ma che Dio indica proprio come la risposta sbagliata (leggi Romani 12:17-21).

La domanda è complessa anche perché ciascuno di noi porta con sé un vasto campionario di associazioni mentali che collega a ogni situazione in cui prevale la rabbia. Ricordi particolari, esperienze buone e cattive, persone che ci hanno ferito o influenzato, il turbinio delle emozioni, queste cose crea no un contesto che potrebbe essere molto più convincente di una definizione dell’ira tratta da un manuale. La tua elaborazione personalizzata e istintiva potrebbe aiutarti a cogliere la vera natura di tutto ciò che l’ira rappresenta e che porta con sé.
Prendiamo in considerazione una serie di analogie. Prova a pronunciare la parola padre, e una donna penserà a un uomo gentile, forte, generoso, protettivo e affidabile. I pensieri che evoca susciteranno in lei una piacevole sensazione di fiducia. Un’altra donna penserà a un uomo che incarnava tutte queste qualità, ma che è morto l’anno scorso. La sua fiducia e quei ricordi piacevoli sono intrisi di tristezza. Una terza donna penserà a un uomo che è tuttora un ubriacone molesto, un traditore, un violento e un ipocrita. Proverà subito paura, dolore e rabbia. Una quarta donna penserà a un uomo non meno dannoso… che è morto vent’anni fa. Sono ancora presenti dei sentimenti cupi, ma attenuati dal tempo trascorso e uniti a una nota di rammarico, di vuoto, perfino di gratitudine poiché la sua vita non è stata interamente distrutta.
La stessa parola può rappresentare la premessa di una sequenza di pensieri e stati d’animo completamente diversi. Quando si vuole capire che cos’è o cosa dovrebbe essere un padre, è importante chiarire il punto di partenza. Soltanto allora si può circoscrivere e approfondire il pensiero.
La medesima cosa si potrebbe dire dell’ira. Quale immagine o esperienza ti viene in mente quando senti le parole “È arrabbiato” oppure “Sono arrabbiato”? Che cosa immagini che stia succedendo? Pensi a due persone che si scambiano frasi ostili?

L’espressione del viso, le parole dure e la violenza di una persona ben precisa? Un fuoco interiore travolgente? Il modo in cui reagisci con paura di fronte a una persona arrabbiata? Una folla inferocita di manifestanti? Qual è il flusso dei tuoi pensieri, e le associazioni mentali che sorgono in modo spontaneo?
Vorrei accennare a sei lunghezze d’onda nello spettro della collera più molesta. Forse una di queste attira fin da subito la tua attenzione.

Irascibilità è l’espressione di ira di colui che conduce un’esistenza col dito sul grilletto. Vivi o lavori a fianco di qualcuno che scoppia facilmente? Sei scontroso, scorbutico e permaloso?

Litigiosità è la convinzione di avere a che fare con una persona antipatica, e questo attrito sfocia in accuse reciproche. La rabbia è l’emozione che appartiene al conflitto interpersonale, e quindi per bisticciare bisogna essere almeno in due. Il litigio è forse la prima immagine a cui ricorri?

Rancore si esprime come l’ira, anche se può durare molto a lungo. Le persone riciclano vecchie ferite e covano risentimenti e rancori. Non ci passano mai sopra.

Violenza esprime la distruttività estrema del comportamento rabbioso. L’ira aggredisce, ferisce, distrugge e può portare a gesti di un’estrema gravità, in persone che provano piacere nell’infliggere delle sofferenze.

L’ira passiva si nasconde dietro le apparenze e perfino sotto il livello della consapevolezza. Finché la persona arrabbiata non se ne accorge, non può essere affrontata. Ma l’elenco degli effetti collaterali è piuttosto lungo: depressione, letargia e pessimismo possono tutti derivare dall’ira passiva verso gli altri.

• L’ira ipocrita gode della potenza che deriva dal senso di offesa, dal contatto con l’emozione pura lasciata volutamente libera di esprimersi. È bello sfogarsi, e spesso è solamente così che si ritiene si possano ottenere dei risultati.

Ciascuno di questi sei problemi è molto importante. L’ira s’infiamma troppo rapidamente, distrugge troppe relazioni, brucia troppo a lungo, provoca troppo dolore, si nasconde troppo bene e sembra troppo bella.
Ma questi problemi che accompagnano l’ira non rappresentano ancora la storia nel suo complesso. Che cosa li tiene assieme? C’è qualcosa che li accomuna? Di fatto non possono rappresentare l’essenza dell’ira. Queste sono alcune versioni distorte, espressioni mal indirizzate di qualcosa di più profondo. Snaturano qualcosa di intrinseco alla natura umana che può essere rimodellato nel modo corretto.
Dobbiamo portare alla luce la definizione più profonda. Soltanto allora potremo coltivare un nuovo rapporto con l’ira che opera nel modo adeguato. La rabbia positiva è l’esatto opposto di ogni forma di male e arrabbiatura sterili, e agisce in modo costruttivo in presenza di una situazione negativa. Allora possiamo aggiungere anche l’altro problema che abbiamo menzionato in precedenza: ira assente che non si risveglia quando accadono delle cose veramente brutte poiché è più facile rimanere indifferenti e distaccati: una tolleranza che si rende complice.
I problemi che sorgono non rappresentano ancora l’essenza dell’ira; sono semmai degli sviluppi e qualcosa che corrompe un certo stato d’animo. È importante capire bene qual è il DNA. Soltanto allora possiamo trovare un senso nelle forme mutevoli che rappresentano il 99% dell’ira espressa nelle relazioni interpersonali.

Allora, che cosa è l’ira? Quale filo conduttore accomuna ogni forma di ira, sia buona sia cattiva? La questione riguardante l’ira è molto semplice. In pratica, il punto è questo: “Io sono contrario a quella cosa”. È una presa di posizione attiva contro una cosa che riteniamo essere sbagliata e ingiusta. Notiamo qualcosa, la valutiamo e diciamo: “Questo è importante… e non va bene”. Ci imbattiamo in qualcosa che, secondo noi, oltrepassa il limite. L’ira esprime l’energia della nostra reazione a qualcosa che riteniamo offensivo e che vogliamo eliminare.
In ogni caso, il DNA dell’ira non è un’emozione intensa. Non è una scarica di adrenalina. Non è neppure un modo particolare per esprimere rabbia. Non dipende da quali eventi o persone fanno scattare la tua reazione. Non è il fatto che ti capita di litigare. L’essenza sottostante è la valutazione negativa: disapprovazione attiva per qualcosa che reputiamo importante e che merita la nostra presa di posizione.
Gli esseri umani sono soliti reagire con disapprovazione ai veri torti e ad agire con forza per porvi rimedio. In altre parole, siamo esseri morali. Siamo fatti a immagine di Dio. Siamo predisposti ad agire secondo la logica dell’ira: Tengo troppo a quel la cosa, ma sta andando tutto storto. Non mi piace, e sono contrario. Dovrei cambiare, eliminare, distruggere tutto ciò che è sbagliato. Il punto è questo: qualcosa a cui teniamo molto non va come dovrebbe, e siamo indotti ad agire.
L’ira ha a che fare con la disapprovazione. Quando una cosa ti piace, è impossibile arrabbiarsi. Approvi, e quindi non te la prendi. Oppure, se una cosa non ti importa più di tanto, oppure non la noti neppure, di nuovo non c’è motivo per arrabbiarsi e non c’è alcuna ragione per prendersela. Eppure in ogni variante dell’ira, noi facciamo una valutazione di ciò che accade. A noi importa, e assumiamo il ruolo di critico, di giudice, di attivista, nemico e querelante: io disapprovo. È tutto sbagliato. Mi sento offeso. Voglio mettere a posto quella faccenda, oppure eliminarla.
Questo elemento centrale è fondato su una valutazione che è alla base delle nostre reazioni associabili all’ira. Ogni episodio ha almeno tre elementi in comune.

1.Individuo un torto presunto.
2.Prendo una posizione di disapprovazione e provo dispiacere.
3.In qualche modo sono spinto ad agire, a dire o fare qualcosa in proposito (come minimo, c’è un accenno a potenziali reazioni).

Tutte le nostre associazioni più specifiche, quello che ciascuno di noi richiama alla mente e suscitano “rabbia”, sono delle variazioni su questo tema. Se questo è il DNA, allora l’ira è di natura “giudicante”. Ogni altra cosa è variabile, e definire il denominatore comune aiuta a comprendere tutte queste variabili. Aiuta ad andare al nocciolo della questione per proporre delle soluzioni.
Consideriamo l’ampia gamma di emozioni che entrano in gioco. A un estremo dello spettro ci sono tipologie di ira che esprimono un mero accenno di irritazione o una rimostranza piuttosto blanda. All’altro estremo, l’ira può essere collegata a un accesso furioso di rabbia o alla ricerca divorante di vendetta. Ma a prescindere dal fatto che il turbamento sia leggero o forte sulla scala Richter delle emozioni, al suo interno opera invariabilmente un comune denominatore. Quanto una cosa ti sta a cuore, la misura di quanto profondamente ti senti toccato, intensificherà oppure diminuirà il fuoco delle tue emozioni. Una rimostranza momentanea, un litigio ad alta voce, un risentimento covato, e una furia omicida hanno comunque tutti in comune lo stesso DNA alimentato dall’ira.
Allo stesso modo, le azioni possono variare moltissimo. A seconda dei particolari, una persona potrebbe arrivare a commettere un omicidio di primo grado, oppure di terzo grado: un delitto passionale. In altri casi, potresti fare causa, dare vita a un movimento di protesta o prendere le difese di una vittima. Puoi sempre cominciare a litigare. Oppure, potresti cercare di fuggire, andare a vivere su un’isola tropicale, evitare quella persona, fare finta di non essere infastidito o berti qualche birra. Oppure potresti scegliere di non fare niente. La tua risposta effettiva potrebbe essere giusta o sbagliata, clemente o spietata, costruttiva o distruttiva. In ogni caso, l’elemento comune in ogni azione è il medesimo: “Quella cosa non è giusta”. Quello che fai oppure ciò che decidi di non fare al riguardo può variare enormemente.
Le cose che provocano disapprovazione sono assai varie, sebbene il nocciolo della questione sia uguale: “Io sono contrario”. Questa è una componente presente in tutti i casi. Possiamo prendere posizione praticamente contro qualsiasi cosa. Possiamo arrabbiarci con le persone, gli animali, le idee, il tempo, le macchine, la televisione e, soprattutto, con Dio. Possiamo opporci al male e arrabbiarci a fronte delle condotte che provocano abusi e maltrattamenti alle persone. Ma possiamo anche adirarci per cose minime che sembrano contrastare la nostra volontà. Possiamo corrucciarci con persone che ci hanno realmente fatto del male, ma possiamo farlo anche con persone che dovremmo amare.
La durata della tua reazione può variare. La tua reazione negativa potrebbe essere un capriccio passeggero, un attimo di frustrazione nel traffico, che hai già dimenticato tre secondi più tardi. Oppure l’ira potrebbe definire la ragione stessa della tua vita e dare luogo a una condotta ostile che dominerà e caratterizzerà il resto della tua esistenza. Che sia breve o protratto nel tempo, si tratta sempre di un fuoco che indica una cosa sola: “Sono contrariato”.


 

Estratto da “Adiratevi e Non Peccate”
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