Riscoprire la Meraviglia nella Nostra Vita

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C’è un problema nella nostra “teologia”. Spesso parliamo di qualcosa che non viviamo e per la quale abbiamo perso ogni forma di stupore. La mia vita di cristiano mi ha consentito di sviluppare una certa fluidità nell’affrontare i temi della fede: potrei parlare per ore della teologia, della storia della Bibbia, del mondo del primo secolo e delle vicende della Chiesa. Potrei parlare un po’ di apologetica e di visione del mondo, di adorazione e liturgia nella Chiesa. Eppure, spesso non potevo fare a meno di cogliere il divario tra la conoscenza e la pratica, tra ciò che sapevo ed ero in grado di dire della mia fede e ciò che avrei potuto fare con essa. A volte, la mia fede sembrava inscatolata in un angolo della mia vita, separata e distinta da tutto il resto.

Stranamente, questo non è dovuto alla mancanza di eventi vissuti a livello personale che potrebbero essere chiamati miracolosi. In effetti, ho visto più di un paio di cose che non posso spiegare razionalmente, e ho avuto esperienze spirituali che potrei definire assolutamente straordinarie. Eppure anche queste sono state in qualche modo emarginate su un’isola verso cui di tanto in tanto prendevo un traghetto, piuttosto che sulla terraferma della mia esperienza cristiana quotidiana. Persino le piccole cose che danno sostanza alla vita “cristiana”, come andare in chiesa, leggere la Bibbia, e così via, sembravano messe insieme alla meno peggio, e disconnesse dal resto della mia vita. La mia esistenza ordinaria si è trascinata, per un po’, in una strana mancanza di fede.

Per la maggior parte dei cristiani, il nostro immaginario è modellato da decenni d’immersione in questo mondo estraneo e in questa cultura aliena che ci circondano. Tutto questo ha avuto su di noi un profondo e potente effetto formativo.

Questa è un’epoca in cui il nostro senso della dimensione spirituale, della trascendenza e in modo particolare della presenza di Dio, è stato svuotato. Ciò che rimane è un deserto spirituale, e i cristiani sono esposti alla tentazione di accettare con rassegnazione l’aridità di questa landa desolata, come se si trattasse dell’unico mondo possibile. Abbiamo fede e delle precise convinzioni che determinano in noi la certezza di essere dei credenti, eppure siamo indotti a vivere una vita cristiana senza spiritualità, priva della presenza attiva di Dio.

In un mondo del genere, la Bibbia è percepita come un testo morto e le nostre preghiere sembrano rimbalzare senza risposta contro un muro di gomma. Praticare la nostra fede sembra più inutile che parlarne, e finiamo per discuterne fluentemente, pur avendo la percezione che quasi non esista. La meraviglia pratica che fa difetto non si riferisce unicamente alla guarigione degli ammalati o alla risurrezione dei morti.

La meraviglia più silenziosa e invisibile rimane ancora quella di un’anima ansiosa che trova il senso della propria esistenza e di una persona distrutta che sperimenta la guarigione. Potremmo parlare fluentemente il linguaggio della fede, ma essere incapaci di pregare come si dovrebbe, sopraffatti dalla paura e dall’ansia, e vittime delle abitudini compulsive e distraenti che riempiono la nostra epoca. Potremmo essere in grado di articolare la dottrina e le verità della Parola di Dio e, al tempo stesso, vivere ogni cosa come se la osservassimo dall’esterno, in modo distaccato.

Vorrei esaminare più attentamente i motivi per cui siamo arrivati a questo punto. Mi propongo di spiegare i motivi per cui sperimentiamo questa forma di resistenza e i modi in cui l’abbiamo coltivata intenzionalmente o in maniera involontaria. E soprattutto, voglio provare a descrivere come potremmo vivere diversamente.

Ogni capitolo di “Riscoprire la Meraviglia” esplora come siamo stati plasmati da questo mondo a noi estraneo, e quali opzioni sono disponibili per concepire un altro modo di vivere e di vedere le cose. Dopo ogni capitolo c’è una sezione “Sentiero”, un tentativo di descrivere pratiche specifiche che rimodellano il modo in cui vediamo e viviamo il mondo. La mia speranza è quella di ricevere una comprensione più chiara sia delle sfide sia delle opportunità che abbiamo a disposizione per vivere una vita trasformata dalla Parola e dallo Spirito Santo.

Per ognuno degli argomenti affrontati, voglio riconoscere che sto soltanto grattando la superficie delle profondità di Dio. Il mio obiettivo non è quello di essere esaustivo, ma di stimolare alcuni modi, forse differenti, per esaminare il nostro vivere cristiano, cercando anche di non annoiarvi. Credo che il mondo non corrisponda esattamente a ciò che siamo stati indotti a pensare. Sono fermamente convinto che ci sia ancora un po’ di meraviglia da scoprire.

 


Tratto dal libro “Riscoprire la Meraviglia”

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