Sono un (Vero) Discepolo di Gesù?

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Sei un discepolo di Gesù?

Ci sono buone probabilità che tu abbia semplicemente saltato la domanda. L’avrai letta, ma dubito che abbia avuto un certo peso o un vero impatto per te. Vorrei tuttavia porti nuovamente la domanda? È la più importante in assoluto a cui devi rispondere.

Sei un discepolo di Gesù?

Lo so, lo so. Non è la prima volta che ti rivolgono questa domanda. E visto che è così familiare, si tende a scartarla. Non perché fa sentire a disagio. Non perché è particolarmente toccante. La domanda viene scartata soprattutto perché appare ridondante e superflua.

Se stai leggendo questo libro, molto probabilmente appartieni a uno dei seguenti gruppi:

1. Quelli che hanno il simbolo del pesce di Gesù sulla propria auto

Prendi la tua fede abbastanza seriamente al punto da frequentare delle librerie cristiane. Dunque, se ti chiedo “Sei un discepolo di Gesù?”, ti sembra una domanda retorica e ti accingi quasi a richiudere il libro, o almeno a dare un’occhiata all’indice per cercare qualche capitolo più interessante. Riconosci che si tratta di una domanda importante che molti dovrebbero prendere in considerazione, ma la risposta è quasi scontata. Beh, è come entrare in un pub di Torino e chiedere: “Chi tifa per la Juve?”. È una semplice domanda, ma sei talmente sicuro della risposta che la tua mente la scarta in un attimo. Sai già cosa rispondere. Te la sei rivolta e hai già dato una veloce risposta. Ma prima di superarla in maniera frettolosa, consentimi di specificare cosa non sto chiedendo. Non ti sto facendo le seguenti domande:

  • Vai in chiesa?
  • I tuoi genitori e i tuoi nonni sono credenti?
  • Hai alzato la mano alla fine di un sermone, almeno una volta?
  • Hai ripetuto una preghiera, guidato da un pastore?
  • Hai risposto a un appello mentre si cantava “Io ho deciso di seguire Cristo …”?
  • Possiedi almeno tre copie della Bibbia?
  • Sei mai stato presente durante un’assemblea di chiesa?
  • Sei cresciuto frequentando campeggi cristiani?
  • Hai un inno cristiano come suoneria del cellulare?
  • Quando preghi, sei in grado di usare cinque o più sinonimi per indicare Dio?

Potrei andare avanti. Credimi, sarei in grado di continuare senza problemi con domande del tipo:

  • Hai mai indossato magliette evangelistiche?
  • La gloriosa Diodati (o al massimo la Luzzi) è l’unica traduzione valida della Bibbia?
  • Su Facebook, alla voce “orientamento religioso”, risulti un “seguace di Cristo”?
  • Hai ringhiato contro Harry Potter e protestato contro Il Signore degli Anelli?
  • Hai completato il programma “La vita con uno scopo” in meno di 40 giorni?
  • Hai mai usato l’espressione “Dio lo benedica” prima di parlar male di qualcuno?
  • Sei rapido nel trovare un versetto nella Bibbia?

Il punto è questo, molti di noi si affrettano ad affermare: “Sì, io credo in Gesù”, ma non sono certo che comprendano ciò che stanno dicendo. Per citare Inigo Montoya: “Non credo significhi ciò che tu credi che significhi”.

Uno dei passi delle Scritture che inducono maggiormente alla riflessione, ci racconta di un giorno in cui molti di quelli che si considerano seguaci di Gesù, scopriranno con stupore di non essere affatto riconosciuti da Lui. Nel Vangelo di Matteo al capitolo 7, Gesù parla di un giorno in cui ogni persona dovrà comparire davanti a Dio. In quel momento, molti di coloro che si definiscono cristiani e che si identificano come Suoi seguaci, compariranno fiduciosi davanti a Gesù per sentirsi dire: “Non ti ho mai conosciuto. Allontanati da me”. Se hai dato per scontato di essere un bravo cristiano, prego che questo libro confermi tale fiducia o ti spinga a rivalutare la tua relazione con Lui, riconfermando il tuo impegno a seguirlo.

2. Quelli che pensano “perché il mio amico ha un pesce stampato sul retro dell’auto?”

Se fai parte di questo gruppo, è probabile che non sia stato tu a comprare questo libro. Anzi, non spenderesti mai i tuoi soldi per qualcosa del genere. Ma qualcuno a cui stai a cuore e che probabilmente ha un pesce appiccicato sull’auto, te lo ha regalato. Dato che è un amico o un parente, hai pensato di sfogliare il primo capitolo, giusto per gentilezza. E forse hai saltato la domanda “Sei un discepolo di Gesù?”. Non è che tu sia contrario alla domanda o ti senta offeso da tale quesito. Semplicemente, per te non sembra avere alcuna importanza. Ma rispetto ai membri del primo gruppo, probabilmente ritieni che sia irrilevante in tutt’altro senso. Il problema non è che si tratti di una domanda alla quale hai già risposto; il fatto è che ritieni che non meriti una risposta. Non sei intenzionato a offendere nessuno; in realtà sembra che la cosa non ti riguardi.

Ma … e se ne valesse la pena? Ti andrebbe di fermarti un momento e chiederti: “E se ci fossero davvero un paradiso e un inferno, e se il luogo in cui trascorrerò l’eternità dipendesse proprio da questa domanda?”. Ciò potrebbe apparire assolutamente ridicolo, ma se c’è una parte di te che la considera come un’eventualità ancorché remota, non vale forse la pena riflettere su questa domanda? Durante la lettura, spero che tu riesca almeno a considerare che questo potrebbe essere l’interrogativo più importante a cui sei chiamato a rispondere. Credo che la ragione per la quale siamo su questa terra, sia proprio quella di rispondere a una simile domanda. La verità è che tutti noi dovremo rispondere a questa domanda, anche se non sempre ne siamo consapevoli.

Desidero farti sapere fin da subito che non sono qui per “vendere” Gesù. Non proverò a convincerti a seguire Gesù presentandoti gli aspetti più attraenti. Il punto è questo (non dirlo ai membri del primo gruppo): molti del gruppo 1 danno per scontato di essere seguaci di Gesù, ma la verità è che non hanno mai ascoltato la versione non censurata degli insegnamenti di Gesù riguardo alla sequela.

Prevedo che, al termine della lettura di questo libro, vi saranno persone di entrambi i gruppi che declineranno l’invito a seguire Gesù. Dopotutto, quando nei vangeli leggiamo gli episodi in cui Gesù invita le persone a seguirlo, alcuni accettano, ma la maggior parte di loro decide di tornarsene indietro.

 

È il momento di D.T.R.

Dunque, da dove partiamo per scoprire se sei realmente un discepolo di Gesù? Come decidere se per te sia un’eventualità anche soltanto da prendere in considerazione? Iniziamo con una conversazione su “D.T.R.” con Gesù. Alcuni di voi avranno già capito a cosa si riferisce questa sigla. Se hai dei dubbi, lascia che ti fornisca un indizio.

Per un giovane coinvolto in una relazione romantica, queste tre lettere sono spesso sufficienti per instillare il terrore nel suo cuore. Probabilmente teme una conversazione D.T.R. Infatti, per quanto possibile, molti giovani rimandano, fuggono e declinano la conversazione D.T.R. Ho conosciuto alcuni che hanno troncato la relazione, una volta captato che la D.T.R. era imminente.

Ora ti interessa sapere cosa indicano le lettere D.T.R.?

Definire il Tipo di Relazione.

È la conversazione ufficiale che a un certo punto si affronta nel corso di una relazione romantica, con l’intento di determinare il livello d’impegno. Si vuole capire come stanno le cose e si vaglia la veridicità dei sentimenti che si provano.

Durante le scuole superiori, andai a un primo appuntamento con una ragazza che in realtà non conoscevo molto bene. Ci sedemmo al tavolo di un ristorante ed ebbe inizio l’imbarazzante conversazione tipica dei primi appuntamenti. Durante gli antipasti, parlammo un po’ della sua famiglia. Mentre gustavamo i primi piatti, lei mi parlò del suo film preferito. E poi accadde. Davanti al dessert mi chiese, cito testualmente: “Dove pensi che arriverà questa relazione?”. In occasione del primissimo appuntamento stava provando a D.T.R. Me la svignai in men che non si dica. Quello fu il primo e l’ultimo appuntamento.

Non ero pronto per quel genere d’impegno, ma arriva il momento in cui c’è bisogno di definire un certo tipo di relazione. Può essere imbarazzante. Può risultare scomodo. Ma, alla fine, ogni relazione sana arriva a un punto in cui è necessaria una conversazione D.T.R. È un approccio casuale o una relazione seria? Le cose si sono evolute da un momento iniziale d’infatuazione verso una più profonda devozione e un maggiore coinvolgimento? Bisogna valutare seriamente lo stato della relazione e il livello d’impegno nei confronti del partner.

Gesù desidera sapere cosa provi per Lui. La tua relazione con Gesù è esclusiva? È un rapporto fugace da weekend oppure si è andati oltre? Come definiresti la tua relazione con Lui? Qual è esattamente il tuo livello di coinvolgimento? Che tu ti sia definito cristiano sin dall’infanzia o che tutto questo sia una novità assoluta, Gesù vorrebbe definire chiaramente il tipo di relazione che desidera avere con te. Egli non cercherebbe d’indorare la pillola. Ti direbbe esattamente cosa significa seguirlo.

Può sembrare che i credenti in Cristo siano molti, ma se dovessero definire onestamente il tipo di relazione che intrattengono con Lui, non sono certo che sia corretto definirli discepoli. Mi sembra che esista una parola più adatta per descriverli. Non sono discepoli di Gesù. Sono fan di Gesù.

Ecco di seguito la definizione più basilare del termine “fan”:

Un ammiratore entusiasta”

È il tipo che va alla partita a torso nudo con la faccia dipinta. Si siede sugli spalti e tifa entusiasticamente per la propria squadra. A casa, tiene appesa una maglia autografata e ha vari adesivi attaccati sulla sua auto. Ma non è mai della partita. Non suda in campo, né si trova a prendere mai una gomitata da un avversario. Sa tutto dei giocatori e potrebbe citare a memoria tutte le loro caratteristiche, ma non li conosce personalmente. Urla e fa il tifo, ma in realtà non gli è richiesto di fare nulla. Non deve fare alcun sacrificio. E a dirla tutta, per quanto possa sembrare appassionato, se la squadra per cui fa il tifo lo delude e inanella una serie di partite da dimenticare, la sua passione svanisce piuttosto velocemente. Dopo una serie di stagioni fallimentari, devi mettere in conto che scenderà dal carro dei fan di quella squadra, magari per tifarne un’altra. È solamente un ammiratore entusiasta, finché le cose vanno per il verso giusto.

È la donna che non si perde una sola notizia dei VIP. Ha sempre l’ultima copia delle riviste di gossip più in voga. È una grande fan di qualche attrice che rappresenta l’astro nascente di Hollywood. Non soltanto questa donna conosce ogni film in cui ha recitato l’attrice, ma sa anche quale scuola ha frequentato ai tempi delle superiori. Conosce il giorno del suo compleanno e il nome del suo primo fidanzato. Conosce persino il vero colore dei suoi capelli, un dettaglio di cui ormai non è certa neppure l’attrice stessa. Sa tutto ciò che c’è da sapere. Ma non conosce l’attrice. La segue con passione e grande curiosità, ma rimane soltanto una fan. È un’ammiratrice entusiasta.

Credo che di questi tempi Gesù abbia molti fan. Persone che tifano per Lui quando le cose vanno bene, ma che si allontanano quando arriva un periodo difficile. Fan che siedono comodamente sugli spalti a tifare e a sbandierare la propria fede di facciata, ma non sanno nulla del sacrificio e della fatica che implica lo scendere in campo. Fan di Gesù che sanno tutto di Lui, ma non Lo conoscono per niente.

Eppure Gesù non si è mai mostrato interessato ad avere dei fan. Quando definisce il tipo di relazione che desidera, quella dell’“ammiratore entusiasta” non è una possibilità presa in considerazione. La mia preoccupazione è che molte chiese, da locali di culto, siano diventate degli stadi. Ogni settimana questi fan si radunano per tifare Gesù, ma non hanno intenzione di seguirlo veramente. La minaccia peggiore per la chiesa di oggi sono i fan che si definiscono cristiani, ma che in realtà non sono interessati a seguire Cristo sul serio. Vogliono essere abbastanza vicini a Gesù in modo da goderne tutti i benefici, ma non troppo, affinché non gli sia richiesto nulla.

 

Un metro di misura accurato

Fan o discepolo, dunque? Volendo porre una domanda di questo genere, bisogna fare i conti con un problema: essere oggettivi è quasi impossibile. Dopotutto, se rispondi: “Sono un cristiano vero”, come puoi esserne così sicuro? Quale metro usi per definire la tua relazione con Cristo? La maggior parte formulerebbe una risposta usando un metro di misura estremamente soggettivo.

Molti fan si identificano erroneamente con i discepoli poiché usano paragoni culturali. Guardano al livello d’impegno di quanti stanno loro attorno e ne ricavano l’impressione che la loro relazione con Gesù sia solida. In sostanza, valutano la loro relazione con Gesù facendo la media con gli altri, e finché saranno più spirituali della persona accanto, crederanno che tutto vada bene. Ecco perché alcuni fan sono quasi felici nel venire a sapere che quella famiglia cristiana che tutti ammirano ha un figlio ribelle o un matrimonio che fatica a stare in piedi e non è dunque perfetta come sembra. La media si è abbassata ulteriormente.

Hai notato che quando ci confrontiamo con gli altri per misurare la nostra relazione con Cristo, ci poniamo spesso di fronte a delle persone anemiche da un punto di vista spirituale? Io ho questa tendenza quando devo misurarmi come marito. Tento di convincere mia moglie che le è andata bene puntando il dito sul marito della sua amica che non la porta mai fuori, oppure raccontandole del mio amico che si è dimenticato del ventiquattresimo anniversario di matrimonio. Ho scoperto che, nel momento in cui paragono la mia condotta a quella degli altri mariti, questo deriva da un senso di colpa, poiché non sto amando mia moglie come dovrei. Se ti ritrovi a misurare la tua relazione con Gesù paragonandoti agli altri, tutto ciò equivale probabilmente a un’autoaccusa.

Un altro metro di misura utilizzato dai fan è quello religioso. Essi si appellano alla loro osservanza di regole e rituali come prova del fatto che sono dei veri credenti. Dopotutto, pensano, un fan sarebbe disposto ad andare in chiesa ogni domenica, mettere soldi nell’offerta, fare volontariato all’asilo, ascoltare esclusivamente radio cristiane, evitare di guardare film vietati ai minori, bere soltanto ginger alle feste? Ehi? Certo che sono un vero credente. Faccio tutto questo con un motivo ben preciso!

Abbiamo altri parametri per determinare se siamo dei veri discepoli di Cristo. Criteri legati alla denominazione alla quale apparteniamo, alla provenienza familiare, alla nostra conoscenza biblica, ecco alcuni modi con cui tentiamo di dimostrare che siamo realmente dei discepoli e non dei tifosi di Gesù. Ma la vera domanda rimane un’altra: in che modo Gesù definisce cosa significa seguirlo? Qualunque sia il Suo metro di giudizio, è quello che dobbiamo utilizzare.

 

Analizzare i sintomi

I Vangeli riportano molti esempi di persone che hanno una conversazione D.T.R. con Gesù. In ognuno di questi incontri, la persona si trova in una posizione in cui la domanda “Fan o discepolo?” esige una risposta. Alcuni sono dipinti come veri discepoli; altri si rivelano null’altro che ammiratori entusiasti. Nell’esaminare alcuni di questi incontri, proviamo a considerarli come casi di studio che rivelano diversi “sintomi” tipici del fan.

Con quattro figli in casa, passiamo un sacco di tempo su internet nel tentativo di diagnosticare le varie malattie. Uno dei miei siti preferiti ha una funzione di ricerca che permette di inserire i sintomi, in modo da fornirti la diagnosi più probabile. Per esempio, se inserisci “naso che cola” e “nausea”, secondo il sito soffri di influenza o qualche forma di allergia. Se togli “stordimento” e aggiungi “febbre”, allora la diagnosi sarà più probabilmente “influenza H1N1”.3 Più i sintomi sono specifici, maggiori saranno le probabilità di ottenere una diagnosi accurata.

I racconti biblici in cui Gesù chiede alle persone di definire il tipo di relazione e determinare onestamente se siano dei veri discepoli, ci fornisce alcuni sintomi espliciti del fan. Mentre studiamo questi incontri D.T.R., essi fungeranno da specchio, in modo da giungere a una valutazione più onesta di noi stessi. I fan spesso confondono l’ammirazione con la devozione. Essi scambiano la loro “conoscenza” di Gesù per l’intimità con Lui. I fan presumono che le loro buone intenzioni compensino la loro fede apatica. Forse hai già deciso di voler essere un discepolo e non un fan; beh, spero che continui a leggere, poiché uno dei sintomi principali del fan è proprio quello di considerarsi un discepolo.

Proviamo a definire la relazione in modo onesto e soprattutto dal punto di vista biblico. Sei un discepolo di Gesù? o, di fatto, sei soltanto un fan?

 


 

Articolo tratto da “Non Sono Un Fan”
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