Verità e Visione: la soluzione per i Giovani

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Ricordo una frase della persona che ha avuto maggiore influenza durante i miei primi anni di servizio nel gruppo giovanile: “La teologia orienta la metodologia”. Questa è una frase a effetto per ricordare, in altre parole, che ciò che fai nell’ambito del servizio cristiano rispecchia le cose in cui credi.

Tradizionalmente, la metodologia del gruppo giovanile ha dimostrato una specifica teologia a fronte del più grande problema che riguarda i ragazzi. Da sempre veniva suggerito che ai giovani mancasse una conoscenza adeguata della morale cristiana e una sufficiente motivazione a seguirne gli standard. I ragazzi si comporterebbero bene soltanto se sapessero “come” ubbidire a Dio e se avessero una coerente capacità di “essere buoni cristiani”. Pertanto, i vari “ministeri per giovani” si sono concentrati sull’educazione in vista di un buon comportamento cristiano cercando di incoraggiare i ragazzi a vivere per Dio. Questa convinzione può aver preso corpo in virtù di messaggi centrati sul comportamento, su un tipo di adorazione concepita per generare risposte emotive e una serie di esortazioni tese alla ricerca di una vita cristiana morale.

Tenendo conto delle analisi che hanno dimostrato come l’approccio moralistico, emotivo e improntato al divertimento nell’ottica della cura dei giovani abbia avuto poca o nessuna efficacia nel creare fedeli seguaci di Gesù, oggi molti responsabili hanno messo la macchina del fumo nel ripostiglio, spento i faretti colorati e ridimensionato i discorsi concentrati su determinati pericoli a cui andrebbero incontro i minorenni. Tuttavia, non sono ancora sicuro che la cura dei giovani nel suo insieme abbia identificato realmente ciò che Dio usa per cambiare la loro vita.

I giovani di oggi hanno lo stesso identico problema dei loro antenati: Adamo ed Eva. L’umanità non è poi cambiata così radicalmente dai tempi del giardino di Eden. Dando una rapida scorsa a Genesi capitolo 3, chiunque si prenda cura dei giovani può comprendere le tre questioni fondamentali che sono alla base dei problemi che affliggono ogni adolescente. Qui troviamo il racconto di Adamo ed Eva che mangiano dall’albero della conoscenza del bene e del male, ribellandosi a Dio. Proviamo a riflettere assieme su questo racconto.

 

Problema 1: La fonte della verità

I più giovani non hanno una comprensione accurata delle fonti della verità. Riusciamo a comprendere il vero inganno del serpente in Genesi 3:1, quando chiede: “Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?” (corsivo mio). In Genesi 2:17 Dio aveva parlato ad Adamo ed Eva molto chiaramente, spiegando loro che mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male avrebbe prodotto la morte. Eva lo sapeva perfettamente. La loro rovina, tuttavia, inizia con questa affermazione che troviamo in Genesi 3:6, dove è scritto: “La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere…” (corsivo mio). Eva omette di agire sottoponendosi all’autorità di Dio e attenendosi a ciò che gli era stato raccomandato. Per determinare il proprio orientamento morale e la percezione di sé stessa e di Dio, usa unicamente i suoi sensi e il suo personalissimo metro di giudizio.

Non di rado gli adolescenti esprimono esitazione riguardo a Dio argomentando alla luce delle sofferenze che vedono nel mondo. Spesso mettono in dubbio la Sua bontà a causa delle delusioni che hanno sperimentato nella loro giovane vita. Quando espongono le loro convinzioni di ordine morale sono soliti esordire con delle premesse ben precise: “penso” e “sento”. Come ogni altro essere umano, tendono inevitabilmente a costruire le loro opinioni e a formulare la loro personalissima visione della verità alla luce delle loro esperienze e osservazioni. Tenendo conto dei vari problemi della vita e dei mali che affliggono il mondo, raramente una persona ritiene che Dio sia buono e affidabile basandosi unicamente sulle proprie opinioni e sull’esperienza che ha maturato. Quale adolescente si asterrebbe dal sesso prima del matrimonio se la scelta fosse lasciata alla propria razionalità?

La prima parte della soluzione a questo problema fonda­mentale consiste nell’indicare ai giovani due fonti autorevoli: Gesù e la Bibbia. Esse descrivono accuratamente Dio, l’uomo e la verità. I ministeri giovanili, se si propongono di produrre un cambiamento duraturo, hanno costantemente bisogno di considerare Gesù come “l’immagine del Dio invisibile” (Colossesi 1:15). Il gruppo giovanile incentrato sulla Parola di Dio spinge i ragazzi ad abbracciare la bontà e la santità di Dio. Inoltre, un ministerio veramente valido, fonda sulle Scritture le proprie lezioni e gli unici insegnamenti veramente efficaci. Incoraggia i giovani a far propria una visione del mondo basata sulla verità che Dio ha rivelato nella Bibbia.

 

Problema 2: La visione di sé

Il secondo problema che affligge ragazze e ragazzi è una falsa visione di sé. Il Serpente vendette ad Adamo ed Eva la madre di tutte le bugie: “… sarete come Dio …” (Genesi 3:5). Dopo aver mangiato il frutto dell’albero, la prima coppia ha dato seguito a questa convinzione distorta in virtù di azioni con le quali si rivendicava la propria indipendenza.

Innanzitutto, quando si resero conto di aver peccato e di aver creato danni, la coppia prende in mano la situazione e cerca di coprire la propria vergogna con delle foglie (cfr. Genesi 3:7). Non pensavano di aver bisogno di Dio; credevano ancora di poter gestire questo problema da soli. Poi, quando Dio li ha affrontati chiedendo conto della loro condotta, hanno cercato entrambi di scaricare sull’altro le responsabilità. Adamo disse: “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato … Eva rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato»” (Genesi 3:11-13). Si compor­tavano come se fossero estranei alla responsabilità e non dovessero rispondere a Dio del proprio operato.

La condizione umana così come ci viene rappresentata nelle Scritture non è propriamente edificante. In Matteo 7:11, Gesù stesso si riferì ai Suoi discepoli, vale a dire a questo gruppo rigorosamente selezionato, definendoli “malvagi”. In Giovanni 3:19 Cristo disse a Nicodemo che “la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie”. In Romani, l’apostolo Paolo dice che tutti “hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). Il profeta Geremia affermò questo medesimo concetto ricorrendo a un’espressione lapidaria: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?” (Geremia 17:9). Caspita! Che notizia brutale!

Prima che le cose ci appaiano troppo deprimenti, dobbiamo ricordare che la depravazione umana, per quanto possa essere profonda, ha delle motivazioni piuttosto elementari: l’uomo pensa di essere Dio. Gli adolescenti, come tutte le persone, credono naturalmente di poter vivere la loro vita indipendentemente dal Signore e senza il Suo aiuto. Nel contesto di un’efficace cura di un gruppo giovanile non c’è bisogno di convincere gli adolescenti della loro “cattiveria”. È sufficiente informare e ricordare ai giovani che sono stati creati per vivere in relazione con Dio, e che la loro natura sfida abitualmente questo bisogno. Il gruppo giovanile deve aiutarli a capire che tutti i loro peccati provengono dal tentativo di impadronirsi della propria vita, anziché permettere a Gesù di essere il loro Re. Ma vogliamo essere sinceri: nascondere la realtà del peccato umano per i ragazzi rappresenta un pregiudizio assai grave. È come raccontare a una persona che ha il cancro che è affetta semplicemente da un brutto raffreddore.

 

Problema 3: La visione di Dio

Infine, la terza questione che affligge immancabilmente i nostri ragazzi è una falsa visione di Dio. Il Serpente gettò i semi del dubbio in Adamo ed Eva quando disse loro che Dio stava mentendo: mangiando il frutto dell’albero non sarebbero affatto morti: “…«No, non morirete affatto»” (Genesi 3:4). Poi li indusse a credere che Dio li stesse temendo, poiché sapeva che se avessero mangiato il frutto sarebbero stati simili a Lui. Il Serpente ritraeva Dio come un bugiardo nel tentativo di reprimere i suoi figli. Adamo ed Eva abboccarono e mangiarono dall’albero. Dopo quell’azione fatale, hanno dimostrato la loro teologia nel modo in cui hanno reagito all’ingresso di Dio nel giardino. Che cosa hanno fatto? Sono fuggiti, si sono nascosti e poi hanno mentito. Il loro comportamento mostrava la loro convinzione che Dio fosse una figura spietata di cui non potevano fidarsi. Secondo questa “nuova teologia”, Dio era inguaribilmente cattivo.

Forse questo è l’elemento più importante nell’ambito di un effettivo ministerio fra i giovani: proclamare la bontà e l’amore di Dio. Nessun adolescente affiderà la propria vita a una persona di cui non può fidarsi. Tuttavia, chi può rifiutarsi di conoscere e quindi di affidarsi al vero Dio della Bibbia? Egli è “Lento all’ira e … perdona” (Numeri 14:18). Lui “desidera farvi grazia per questo sorgerà per concedervi misericordia” (Isaia 30:18). “L’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità. Egli è giusto e retto” (Deuteronomio 32:4). Dio è la persona a cui gli adolescenti possono affidare le loro preoccupazioni poiché si prende cura di ciascuno di loro (cfr. I Pietro 5:7). Conoscere il vero carattere di Dio guarisce il cuore degli adolescenti e dei giovani, vedendo il Suo amore manifestato da Gesù sulla croce.

Il problema di ogni adolescente è straordinariamente complesso. Le false credenze alla base del peccato e della loro sofferenza, sono profondamente radicate nel loro cuore. Pensare che la purezza morale e i discorsi motivazionali possano risolvere questo problema è come credere che un cerotto possa guarire una gamba rotta o che l’aspirina possa curare il cancro. Gli adolescenti hanno bisogno di rivedere totalmente i loro sistemi di credenze. I giovani, come ogni altra persona, hanno bisogno di Dio per essere salvati e rigenerati, ravvedendosi dei propri peccati e affidando la loro esistenza a Gesù, riconoscendolo come Sal­vatore e Signore.

 

L’Agente della trasformazione

I responsabili di gruppi giovanili devono sapere che i cambiamenti duraturi sono il risultato unicamente della teologia della croce. L’opera compiuta da Cristo sulla croce presenta l’immagine di un Dio giusto, amorevole e che sceglie di rivelarsi. Gesù Cristo, Dio stesso che assume la natura e la condizione umana, prende il nostro posto sopportando la punizione per i peccati, al solo fine di provvedere la salvezza per tutti noi.

La croce racconta, senza esitazioni, la profondità del problema dell’uomo che deve fare i conti con una natura protesa al peccato. La questione del peccato in cui è implicato il genere umano è grave al punto che Dio stesso ha dovuto lasciare il cielo, affrontare il supplizio su una croce e sopportare personalmente il giudizio per trovare una soluzione. Questo non è un problema trascurabile; è una questione di proporzioni epiche. Un problema risolto soltanto dalla potenza di Dio, non dai migliori sforzi di cui sono capaci le persone.

La centralità dell’Evangelo è così importante per i giovani poiché sfida il loro cuore, affronta i loro veri problemi e prende in considerazione il loro potenziale eterno. Le regole umane, i discorsi motivazionali, il divertimento e gli amici non possono guarire i cuori e far rivivere le vite, mentre la buona notizia dell’opera di Cristo assolve a questo compito. Quando predichiamo l’Evangelo, stiamo connettendo i giovani con la potenza della croce e della risurrezione di Gesù. Dio può realizzare lo scopo del servizio spirituale nei confronti dei giovani (cambiamento duraturo) attraverso la Sua Parola nella misura in cui crederanno in Gesù, scegliendo di seguirlo per sempre.

 


Estratto da “Gesù ai Giovani”
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