I matrimoni sono davvero occasioni speciali, non trovate? Possono assumere le forme più disparate: dai più intimi ai più sfarzosi, dai più informali ai più solenni. L’ultimo a cui ho partecipato è stato un classico matrimonio del Sud degli Stati Uniti: la sposa aveva ben undici damigelle. La cerimonia si è svolta in montagna e il ricevimento si è tenuto presso un lago.
Mia moglie ne fu entusiasta: è una stilista e, per un certo periodo, ha gestito una propria attività di abiti da sposa. Uno dei suoi abiti fu scelto da una coppia armena, che ci invitò poi al loro matrimonio in una chiesa ortodossa armena. Fu uno spettacolo straordinario: paramenti sontuosi, incenso, colori vivaci e una liturgia carica di solennità.
Ma ciò che mi colpì in particolare fu il modo in cui il sacerdote maneggiava la Bibbia. Era avvolta in un panno di seta, poiché le mani umane non dovevano toccare direttamente il libro sacro. Che cosa rendeva quel libro così prezioso per lui? Una convinzione personale? La forza della tradizione? Quell’esperienza, vissuta in un contesto così ricco di simbolismo, sollevò in me una domanda: perché attribuire tanto valore a un libro così antico?
Per iniziare a esplorare la questione, vi racconterò le storie di due persone molto diverse, che hanno trovato nelle pagine di questo celebre libro un valore capace di trasformare la loro vita: un libro che, almeno secondo la loro stessa testimonianza, le ha comprese.
L’idea di un libro che non soltanto ci informi, ma che ci capisca e ci comprenda profondamente, non è affatto strana. Al contrario, risponde a un bisogno umano fondamentale: essere visti, riconosciuti e interpretati nel nostro vissuto interiore.
La storia di Émile
La prima è la storia di Émile Cailliet,
che crebbe in un ambiente intellettuale intriso di naturalismo, nella Francia
del primo Novecento. Vide una Bibbia per la prima volta solo all’età di
ventitré anni. Eppure, già da tempo nutriva un profondo desiderio di
comprensione di sé. Egli espresse questo anelito in termini toccanti: “Durante
le lunghe veglie notturne nelle trincee [nella Prima guerra mondiale], avevo
stranamente desiderato, devo ammetterlo, per quanto bizzarro possa sembrare, un
libro che mi comprendesse. Ma non conoscevo alcun libro del genere”. Che cosa
fece allora Cailliet? Decise di comporne uno da sé: “Ora ne avrei preparato uno
in segreto, per mio uso personale”, scrisse. Con il tempo, Cailliet raccolse
un’antologia di citazioni tratte da opere letterarie e filosofiche. Ma alla
prova della lettura, ne ricavò soltanto amarezza: “Non aveva alcuna forza
persuasiva”. Cercava comprensione, ma trovò soltanto il vuoto.
In quello stesso periodo, sua moglie entrò casualmente in una chiesa protestante. Qui incontrò l’anziano pastore e, come Cailliet stesso racconta, “si avvicinò alla sua scrivania e, come d’impulso, chiese: ‘Avete una Bibbia in francese?’”. E il pastore gliene porse una copia. Tornata a casa, la moglie la donò a Émile. Anche il modo in cui ella scoprì quella chiesa è di per sé una storia affascinante. Ma ancora più significativo fu ciò che accadde dopo. Cailliet lo descrive con vivida intensità:
Presi il libro quasi con avidità e mi precipitai nel mio studio. Lo aprii a caso e mi imbattei nelle Beatitudini [Matteo 5]. Lessi, e lessi, e lessi... Non riuscivo a trovare le parole per esprimere il mio stupore e il mio incanto. All’improvviso, mi fu chiaro: questo “era” il Libro che mi avrebbe compreso! Ne avevo così bisogno che avevo tentato di scriverne uno mio, invano... Continuai a leggere fino a notte fonda, soprattutto i Vangeli... Il mattino seguente, mentre sfogliavo i primi capitoli del Vangelo secondo Giovanni, una consapevolezza decisiva attraversò tutto il mio essere: il segreto della vita umana era lì, rivelato non nel linguaggio oscuro e incombente della filosofia, ma nel linguaggio semplice delle vicende quotidiane.
Cailliet sarebbe poi diventato un filosofo di rilievo e un autorevole pensatore cristiano.
La storia di John
Diversa per molti aspetti è la storia
di John Piper. Cresciuto in una famiglia cristiana, Piper fu educato a stimare
profondamente la Bibbia e a viverla nella quotidianità. Nel corso degli anni, la sua
convinzione circa la veridicità della Bibbia fu messa alla prova, soprattutto
durante gli studi post-laurea. Tuttavia, scoprì per esperienza che non era
tanto lui ad aggrapparsi alla Bibbia come autorità nella propria vita, quanto
piuttosto la Bibbia stessa a sorreggere lui.
Che cosa lo sosteneva? Come può un libro sorreggere una persona? Piper ricorre a un’immagine suggestiva per spiegarlo:
La Bibbia non è mai stata, per me, come un capolavoro esposto in un museo, da ammirare da varie angolazioni. È stata piuttosto come una finestra. O come un binocolo. Io non guardavo “la” Bibbia, ma guardavo “attraverso” di essa. Così, quando dico che la mia visione si è fatta via via più chiara, luminosa e profonda, intendo che la realtà vista attraverso di essa è diventata più chiara, più luminosa, più profonda. “Più chiara”, perché i contorni si facevano meno sfocati, e riuscivo a cogliere come le cose si collegassero tra loro, invece di confondersi. “Più luminosa” perché la bellezza e la forza del messaggio biblico mi apparivano sempre più irresistibili. “Più profonda”, nel senso della prospettiva, quella che i fotografi chiamano profondità di campo. Ogni cosa si dispiegava verso l’eternità, con implicazioni vertiginose, tanto rivolte al passato quanto proiettate nel futuro. In una sola espressione, “la gloria di Dio”. Ecco che cosa stavo contemplando.
Per Piper, non era lui a sorreggere la Bibbia, ma era la visione del mondo che essa dischiudeva a sorreggere lui.
Le due vicende partono da presupposti quasi opposti. Piper crebbe in una famiglia profondamente cristiana; Cailliet, invece, si formò in un ambiente segnato dal naturalismo e conobbe la Bibbia soltanto da adulto. Eppure entrambi giunsero a riconoscere nelle Scritture non un semplice oggetto di studio, ma un libro capace di illuminare la realtà e di raggiungere la persona nel profondo. Le loro esperienze non costituiscono, da sole, una dimostrazione dell’origine divina della Bibbia; mostrano però come la Parola di Dio possa incontrare lettori provenienti da percorsi molto diversi, parlare alla mente e alla coscienza e condurli a guardare sé stessi, il mondo e Dio con occhi nuovi.
La Bibbia contiene intuizioni capaci di trasformare radicalmente la vita.
Lo so perché ha trasformato anche la mia vita. Ma di che intuizioni sto parlando? Qual è la verità che ha acceso la scintilla della fede in Émile Cailliet, o quella visione che, secondo John Piper, si dischiude attraverso le sue pagine?
Potrei dirlo così: questo libro mi ha aiutato a vedere con occhi nuovi e, insieme alla vista, è giunta anche la comprensione.
Inoltre, la Bibbia risponde ad alcuni bisogni che nascono dal semplice fatto di essere umani, con tutta la finitezza della nostra condizione.
Un libro per scoprire
(e riscoprire) cos'è davvero la Bibbia
Un antico testo religioso, una raccolta di insegnamenti morali oppure la Parola mediante la quale Dio continua a rivolgersi all’uomo?
In queste pagine il teologo Graham A. Cole mostra, con uno stile accessibile e ricco di esempi, come la Bibbia getti luce sulle grandi domande dell’esistenza umana.
La Bibbia è il libro che ci comprende: non perché si limita a rispecchiare i nostri sentimenti, ma perché il suo Autore conosce profondamente il cuore umano. Essa mette in luce la nostra dignità e il nostro peccato, la ricerca di significato e la necessità del perdono.
La Bibbia, però, non offre soltanto una nuova prospettiva sulla vita. Nelle sue pagine possiamo anche incontrare una Persona: Gesù.
Questo volume invita a leggere le Scritture con mente aperta e spirito critico, ma anche con la disponibilità ad ascoltare e a rispondere personalmente al loro messaggio senza tempo.
