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Fede e depressione
Capire e affrontare il male oscuro

Sarah, una fedele monitrice della Scuola Domenicale che affascina i suoi piccoli allievi con le storie sulla bontà di Dio, non si presenta in chiesa da alcune settimane. Quando gli altri credenti la contattano, lei ammette di essere stanca, ma fornisce ben poche altre spiegazioni e si ritira dalle conversazioni. I suoi cari notano che sembra essersi chiusa in sé stessa, come se dentro di lei si fosse spenta una luce.

 

Poi, all’improvviso, Sarah si ritira dalla Scuola Domenicale. All’inizio è riluttante ad ammettere le proprie difficoltà, ma poi si apre e confessa di essere sopraffatta dallo sconforto, di non riuscire a concentrarsi e di non provare più gioia nelle cose che ama. Teme che la sua incapacità di sconfiggere la depressione con la preghiera e lo studio della Bibbia la escluda dall’insegnamento delle Scritture ai bambini. “Come posso insegnare l’amore di Dio quando io per prima non riesco a sentirlo?”, dice tra le lacrime. “Conosco l’evangelo, ma non riesco a vincere questa tristezza. Sono un’ipocrita”. Il medico le ha prescritto un antidepressivo, ma lei si vergogna profondamente di dover prendere delle medicine per un problema che lei sa essere spirituale. Più Sarah parla, più i suoi pensieri si concentrano sui suoi dubbi: Dio ascolta le sue richieste di aiuto in preghiera? La ama ancora? Può davvero essere una cristiana, se sta lottando con l’oscurità della depressione?

 

Gli studi suggeriscono che, indipendentemente dal luogo in cui viviamo, prima o poi incontreremo qualcuno che, come Sarah, lotta con una pervasiva e debilitante mancanza di gioia. Le dinamiche in gioco sono certamente complicate e riflettono una rete intricata di fattori neurologici, fisici, sociali ed emotivi, ma per chi sta sperimentando la depressione possono verificarsi effetti distintamente spirituali. In che modo la depressione influisce sulla fede di un credente o, viceversa, in che modo il proprio impoverimento spirituale determina uno stato di scoramento personale?  Inoltre, in che modo i responsabili delle chiese locali possono rispondere con amore a chi si trova ad affrontare un dilemma tanto oscuro, destabilizzante e a volte sconcertante?

 

Cos’è la depressione?

Il termine “depressione” può generare confusione. Se usato con troppa leggerezza, può essere associato ai sentimenti di dolore e tristezza, che sono reazioni appropriate alla rottura del nostro mondo. La Bibbia è piena di scene in cui le persone addolorate piangono e si lacerano le vesti, lamentando terribili perdite e avversità (Giobbe 3; Salmi 13:1-3; 22:1, 2; 69:1-3). Anche il Signore Gesù ha pianto: prima per la morte di Lazzaro (Giovanni 11:33-36), poi per Gerusalemme (Luca 19:41, 42) e, infine, in quanto uomo di dolore, come predetto dai profeti (Isaia 53:3; Matteo 26:36-46). Questi esempi rivelano che le lacrime sono un dono di Dio. Quando ci rigano le guance, diventano un balsamo per il nostro cuore ferito e ci fanno capire che abbiamo bisogno di un Consolatore, Colui che ci aiuta. La depressione clinica, chiamata anche depressione unipolare o disturbo depressivo maggiore, è diversa da questa tristezza comune. Di solito, un lutto si sviluppa in fasi diverse e, con il tempo, si arriva alla guarigione. Lo stesso vale quando attraversiamo dei periodi temporanei di perdita, scoraggiamento o prove che mettono alla prova la nostra fede. Circostanze simili possono paralizzarci per un po’, ma poi gli steli spezzati producono nuova crescita. La ferita si rimargina e l’oscurità si dissipa.

 

La depressione, invece, è un disturbo pervasivo dell’umore e del pensiero che anestetizza la gioia. Le lacrime scorrono per troppo tempo e per ragioni che non si riescono a individuare. Indipendentemente da quanto ci si sforzi di uscire dall’abisso, ogni giorno nasce più cupo e le cose che un tempo suscitavano meraviglia e piacere perdono il loro smalto. Come racconta Todd Peperkorn[1] nella sua toccante testimonianza sulla depressione:

 

Si tratta di una terribile infermità della mente che spinge a rivolgersi verso il proprio mondo interiore e che succhia via fino all’ultima goccia di personalità, lasciando soltanto oscurità. È un peso gravoso che non si solleva mai e che non libera mai il sofferente dalla sua forza schiacciante.[2]

 

I meccanismi alla base di questo “peso” sono complessi ed eterogenei e ne discuteremo. Qualunque siano i fattori scatenanti, gli effetti della depressione sono talmente invalidanti che la fede diventa fondamentale. Le alterazioni cerebrali che influenzano l’umore, l’atteggiamento e la concentrazione possono compromettere anche la capacità di godere della grazia di Dio. In quanto cristiani, possiamo gioire della salvezza che abbiamo grazie al sacrificio di Gesù, ma la depressione fagocita proprio la capacità di gioire e rallegrarci. L’evangelo può sembrarci familiare, ma temiamo che la grazia, la pace e la serenità siano scomparse e che Dio si sia allontanato da noi. Possiamo riconoscere la verità in Cristo, ma l’oscurità che ci attanaglia ci impedisce di percepirla. Brancoliamo nel buio con il cuore pesante come piombo, mentre il nemico ci sussurra all’orecchio: “Dio non ti ama. Ti ha dimenticato. Non vali niente. Non hai importanza. Niente ha più senso”.

 

Una guida necessaria

In momenti tanto cupi, chi soffre di depressione ha più che mai bisogno dell’amore cristiano e della verità dell’evangelo. In simili circostanze, pastori, anziani, responsabili di chiesa e altri membri potrebbero dover guidare discepoli che si pongono una serie di angoscianti interrogativi:

 

Ÿ  “Conosco l’evangelo. Dovrei essere gioioso in Cristo. La mia depressione significa che non ho abbastanza fede?”.

Ÿ  “Perché Dio permette che io soffra in questo modo?”.

Ÿ  “Ho pregato molte volte per avere soccorso e sollievo. Perché Dio non ha risposto?”.

Ÿ  “Il medico mi ha consigliato di prendere degli antidepressivi, ma è giusto assumere medicine per questo problema?”.

Ÿ  “Al momento morire mi sembra più facile che vivere. Che speranza ho?”.

Ÿ  “Non merito più l’amore di Dio. Perché dovrei andare avanti?”.


In qualità di medico esperto degli aspetti tecnici della depressione, ma anche di chi ha conosciuto e subito in prima persona gli effetti delle sue armi subdole, spero che i responsabili di chiesa si preparino a rispondere a queste domande con saggezza, verità e compassione.

Spero anche che possano rassicurare chi soffre, facendogli sapere che né "... la tribolazione, l'angoscia ...  potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 8:35, 39) e che nemmeno le ombre della depressione potranno mai separarlo dall’amore di Dio in Cristo.



[1] Todd A. Peperkorn è un docente presso il Concordia Theological Seminary di Fort Wayne, Indiana, dove insegna omiletica, cura pastorale e teologia pastorale. Già pastore in Wisconsin e in California, è autore di diversi testi devozionali e pastorali. È anche tra i fondatori di Higher Things, organizzazione dedicata alla formazione dei giovani. N.d.E.

[2] Todd A. Peperkorn, I Trust When Dark My Road. A Lutheran View of Depression, LCMS, St. Louis (MO) 2009, p. 9.


Posso essere depresso e avere fede?

La depressione può oscurare la mente, spegnere la gioia e far sembrare lontane persino le promesse più care della fede cristiana.

Chi soffre può arrivare a domandarsi: "Se conosco l'evangelo, perché non riesco a provare gioia? La mia depressione significa che ho poca fede? Dio mi ama ancora?"

Con sensibilità spirituale, competenza medica e profonda fiducia nella Parola di Dio, Kathryn Butler affronta queste domande senza banalizzare la sofferenza né ridurre la depressione a un problema soltanto clinico o soltanto spirituale.

Queste pagine ci ricordano che la depressione può essere reale e devastante, ma non può separare il credente dall'amore di Dio in Cristo Gesù.

Un libro ideale per chi soffre di depressione, e per familiari, amici, pastori e responsabili di chiesa coinvolti nell'aiuto a chi soffre.


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