È nota l’avversione che il filosofo francese Voltaire nutriva nei confronti di Abacuc. Secondo un aneddoto a lui attribuito, quando qualcuno gli fece notare di aver messo in bocca al profeta parole mai pronunciate, egli replicò con ironia: “Non importa: Abacuc è capace di tutto!”.
Qualunque fosse la ragione della sua avversione, Voltaire si sbagliava. Abacuc non era affatto un furfante. Era un profeta vissuto in tempi in cui la distruzione e il tumulto si addensavano all’orizzonte. Il suo stesso popolo si era allontanato da Dio e l’Impero babilonese stava per abbattersi sulla sua nazione. Abacuc si chiedeva dove fosse Dio in tutto questo. Lottò, pregò e cercò con insistenza il Signore in mezzo alla catastrofe. Ben lungi dall’essere ciò che Voltaire lasciava intendere, Abacuc è un modello di consacrazione a Dio in mezzo alla sofferenza. Il suo libro ci esorta a una vita di fedeltà a Dio anche nei momenti di prova.
Abacuc è un breve ma potente libro profetico che presenta, in modo unico, uno schema di “domanda e risposta” molto intimo tra il profeta e Dio. Nessun altro scritto profetico adotta questa struttura con la medesima modalità, tanto che il teologo e biblista Gary Smith sostiene che il libro di Abacuc sia “uno sguardo raro al diario privato di un predicatore confuso”.
Vivere per Dio in una società compromessa
Il libro di Abacuc ci parla della fedeltà di Dio e di come sia possibile vivere una vita consacrata a Lui anche quando la nostra esistenza viene stravolta dalle difficoltà e sopraggiunge l’afflizione. Il popolo di Dio gli aveva voltato le spalle e Abacuc era circondato da violenza e oppressione. Eppure, nel mezzo di questo sconvolgimento, il Signore ordinò al profeta di rimanere fedele, anche a costo di grandi sacrifici. Siamo pronti ad accettare che per Abacuc andasse bene, ma se Dio rivolgesse una simile direttiva a noi, come risponderemmo? La fede in Dio e la fedeltà a Lui sono impegnative!
Questo accade perché la chiamata di Dio è totalizzante. Consideriamo l’immagine di Paolo in Romani 12:1, 2, dove l’apostolo usa l’espressione “sacrificio vivente” per descrivere cosa significhi servire con amore il Signore Gesù Cristo. Come Gesù ha rinunciato volontariamente alla propria vita, così Paolo invita i credenti a offrire sé stessi al Signore in sacrificio, in una sorta di morte. La differenza è che in questa “morte” si diventa pienamente vivi, ed è qui che risiede il paradosso dell’immagine paolina.
Il teologo tedesco Peter Stuhlmacher riassume così: “Soltanto quando serviranno Dio con la propria anima, l’intelletto, il cuore e le mani, in altre parole, sempre e ovunque, i cristiani renderanno giustizia al loro Creatore e al Dio misericordioso che li salva”.
Abacuc ci ricorda che arrendersi totalmente e completamente al Signore non è una ricerca vana. La vita scaturisce dalla morte e, in un senso molto reale, risorge da essa. Dio è fedele nel donare la vita a chi risponde alla Sua chiamata. Grazie a questa duplice enfasi sulla fede e sull’ubbidienza, il libro di Abacuc ci insegna a vivere fedelmente davanti a Dio, anche nei momenti dolorosi e confusi. Questo libro ci mostra che vivere con fedeltà è possibile soltanto grazie alla fedeltà di Dio. A questo proposito, Faustin Ntamushobora, predicatore del Ruanda, ricorda che i figli di Dio passano dalle prove al trionfo. Dio difenderà coloro che lo seguono con fedeltà, anche nel mezzo della sofferenza: “Il giusto per la sua fede vivrà” (2:4).
Seguire Dio fuori dalla comfort zone
Spesso il Signore chiede alle persone di seguirlo
senza indicare i passi successivi. Chiese ad Abramo di lasciare Ur dei Caldei per recarsi in un paese che gli avrebbe mostrato soltanto in seguito (cfr. Genesi 12:1) e guidò Paolo fino ai confini del mondo allora conosciuto per proclamare l’evangelo di Gesù Cristo. Si trattò di un processo graduale, in cui Dio rivelava il passo successivo soltanto dopo che ogni particolare atto di ubbidienza era stato compiuto. Ancora oggi Dio avanza richieste straordinarie e difficili, come quando chiese ad Abacuc di vivere con fedeltà un passo alla volta davanti a Lui, anche se il profeta non sapeva con precisione cosa sarebbe successo in seguito.
Seguire Dio passo dopo passo non è mai facile. Sembra fattibile nel breve periodo, ma
quando le spiacevoli realtà della vita ci travolgono, ci chiediamo se non sarebbe stato più semplice aggrapparsi alla sicurezza e alla stabilità. Ricordo quando io e mia moglie ci trasferimmo dall’America all’Inghilterra, da sposini, credendo che Dio ci avesse chiamati lì per studiare, vivere e lavorare. Seguimmo la sua guida passo dopo passo, finché non ci ritrovammo nel cuore delle Cotswolds, una splendida zona del Regno Unito. Eppure, dopo circa cinque mesi, ci siamo chiesti se non fosse stato più facile restare vicino casa! Senza la famiglia intorno, con un neonato malato e il clima inglese, abbiamo affrontato giorni duri. Non sarebbe stato meglio rimanere nella sicurezza della nostra comfort zone?
Guardando indietro, possiamo dire con certezza che è stato, ed è tuttora, meglio camminare al passo con Dio. Quando ci chiama a seguirlo, la nostra migliore linea d’azione è perseverare nell’ubbidienza. L’apostolo Paolo insegnava che seguire il Signore equivale a camminare “per fede e non per visione” (II Corinzi 5:7). Si tratta di un processo che consiste nel vedere l’invisibile, per così dire, e nel vivere secondo questa visione. È facile parlarne in modo oggettivo, ma è tutt’altra cosa quando devi farlo nel mondo reale. Il fulcro del libro di Abacuc è la vita di fede alla luce della fedeltà di Dio.
Mantenere la fede tra le rovine
Ci sono stagioni della vita in cui la fede sembra muoversi fra le rovine: quando il male prospera, la giustizia tarda e il cuore si domanda dove sia Dio. È proprio lì che il libro di Abacuc ci parla con forza.
In Fede tra le rovine puoi immergerti in uno dei dialoghi più intensi della Scrittura: quello di un profeta che non nasconde il proprio turbamento, ma lo porta davanti al Signore, fino a riscoprire che la fedeltà di Dio non viene meno neppure nei giorni più bui.
Questo volume mostra come Abacuc non sia soltanto un libro sul giudizio e sulla sofferenza, ma anche una parola viva di speranza, perseveranza e fiducia. Quando tutto vacilla, Dio rimane saldo; quando le risposte tardano, Egli continua a operare; quando il presente sembra ridotto in macerie, la fede può ancora imparare a rallegrarsi nel Signore.
Un invito a rileggere la profezia non come materia distante, ma come Parola attuale per il credente di oggi. Un libro prezioso per chi desidera comprendere meglio Abacuc e imparare a vivere per fede anche in mezzo alle rovine.