1. Attenzione alle parole - Matteo 12:36-37
Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio, poiché dalle tue parole sarai giustificato e dalle tue parole sarai condannato.
Il giudizio eterno è ciò che attende chiunque tenti di portare le persone contro Gesù attraverso accuse diffamanti e blasfeme. “Dalle tue parole sarai giustificato” significa che le parole delle persone saranno la manifestazione esteriore del carattere che conservano interiormente. “Giustificato” in questo punto significa “dimostrato giusto”. Questo verso non usa “giustificato” secondo il significato con cui viene usato da Paolo di “dichiarato giusto da Dio”. Allo stesso modo, le parole malvagie delle persone malvagie saranno la prova con cui saranno condannate.
2. Onora il Figlio come onori il Padre - Giovanni 5:21-25
Difatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. Oltre a ciò, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che l'ha mandato. In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: L'ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno udita, vivranno.
Il Padre mostra a Gesù tutto ciò che sta facendo - Gesù scorge la mano di Dio e lo scopo dietro ogni evento di questo mondo. Le “opere maggiori” si riferiscono inizialmente alla risurrezione dai morti (Giovanni 11:1-47). Inoltre, alludono alla morte di Gesù stesso, alla Sua risurrezione (Giovanni 18-20) e al richiamo della Sua voce che chiamerà tutta l'umanità all'ultima risurrezione e al giudizio (Giovanni 5:27-30).
L'affermazione di Gesù secondo cui anche il Figlio dà vita a chi vuole è un'altra rivendicazione di divinità, che mostra che Gesù fa quel che solo Dio può fare, poiché l'Antico Testamento chiarisce che risuscitare i morti e dare la vita sono prerogative esclusive di Dio (cfr. Deuteronomio 32:39; 1 Samuele 2:6; II Re 5:7). Questa “vita” è sia la nuova “vita” ora data a chi crede (Giovanni 5:24; 11;25-26; II Corinzi 5:17) sia la risurrezione del corpo alla seconda venuta di Cristo (I Corinzi 15:42-58; I Tessalonicesi 4:13-18; Daniele 12:2).
L'affermazione di Gesù secondo cui “il Padre... ha affidato tutto il giudizio al Figlio” è ancora un’altra rivendicazione di divinità, poiché il giudizio è prerogativa esclusiva di Dio (Genesi 18:25; Giudici 11:27). Il Padre ha delegato l’opera del giudizio finale al Figlio.
L’affermazione secondo cui tutti devono onorare il Figlio come onorano il Padre stabilisce di fatto il diritto di Gesù di essere adorato e costituisce anche una rivendicazione della sua divinità. La dichiarazione “chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato” mostra che religioni come l’ebraismo e l’islam, che considerano Gesù soltanto un grande profeta, non rappresentano la verità su Dio, poiché non adorano né onorano Gesù.
“Ha vita eterna” è una delle affermazioni più sorprendenti del Vangelo di Giovanni riguardo al possesso presente della vita eterna. La vita eterna comincia immediatamente, in modo parziale, ma reale e significativo, quando si crede in Gesù. Coloro che credono possono affrontare il giudizio finale con fiducia (cfr. 1 Giovanni 5:11-13).
3. Nessuna condanna - Romani 8:1
Non c'è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù
“Dunque” indica che Paolo sta affermando un riassunto e una conclusione importanti relativi alla sua argomentazione precedente. Il “dunque” è prima di tutto basato sull'esclamazione di vittoria che viene “per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 7:23-25), che è a sua volta legata a Romani 7:6, dove l'idea di “novità di Spirito” è menzionata per la prima volta. Ma più in generale Paolo sembra ricordare tutta la sua argomentazione sulla salvezza in Cristo da Romani 3:21-5:21.
L'uso di “ora” in Romani 8:1 richiama il termine usato in Romani 7:6, dimostrando che la nuova era della storia della redenzione è stata “ora” inaugurata da Cristo Gesù per coloro che sono “ora” nella giusta posizione davanti a Dio perché sono uniti a Cristo. Ma il riassunto si collega ulteriormente all’intera argomentazione presentata in Romani 3-5. Nessuna condanna riecheggia la conclusione affermata in Romani 5:1 (“Dunque… abbiamo pace con Dio”) e sottolinea le sorprendenti implicazioni del Vangelo introdotte per la prima volta in Romani 1:16-17. Come Paolo spiega dopo, non c’è dunque “nessuna condanna” per i cristiani nati di nuovo, perché Dio ha condannato il peccato nella carne, mandando il proprio Figlio (Romani 8:3) a pagare la pena del peccato mediante la sua morte sulla croce. I versetti che seguono mostrano poi che il peccato che dimora in noi viene vinto per mezzo della potenza dello Spirito che dimora in noi, con dieci riferimenti allo Spirito in Romani 8:4-11.
4. Paglia o pietre preziose? - I Corinzi 3:11-15
Poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l'opera di ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà, poiché quel giorno apparirà come un fuoco e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, egli ne riceverà ricompensa; se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno, ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco.
Anche se coloro che hanno creduto in Gesù sono già stati giustificati per fede (Romani 5:1) e non affronteranno alcuna condanna nel giorno del giudizio (Giovanni 5:24; Romani 8:1,33), Dio giudicherà le loro opere (Romani 14:10-12; II Corinzi 5:10) e li ricompenserà di conseguenza (Matteo 6:1-6, 16, 18; 10:41-42). Il punto di Paolo non si applica solo ai leader della chiesa, ma a chiunque contribuisca in qualsiasi modo all’edificazione della chiesa (I Corinzi 12:7, 12-31; 14:12).
5. Il tribunale di Cristo e la responsabilità delle nostre opere - II Corinzi 5:10
Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quando era nel corpo, secondo ciò che ha compiuto, sia in bene sia in male.
Il termine “tribunale” (gr. bēma) fa riferimento al banco del tribunale nell'aula romana, dove sedeva il governatore mentre emetteva i verdetti giudiziari. Resti della bēma esistono ancora oggi nel foro di Corinto (cfr. Atti 18:12-17). Nell’era a venire, Cristo giudicherà in quanto rappresentante di Dio Padre, governando il regno che il Padre gli ha dato (cfr. Romani 14:10-12), affinché ciascuno riceva ciò che gli è dovuto per ciò che ha fatto… nel bene o nel male. Questo sottolinea il principio secondo cui le azioni compiute nel presente hanno conseguenze eterne. Tutti i cristiani compariranno davanti al tribunale di Cristo, per ricevere "la retribuzione" per le cose fatte durante la vita terrena.
È però oggetto di dibattito se: (1) lo scopo di questo giudizio sia determinare la misura della ricompensa che il credente riceverà nell’età futura; oppure (2) se lo scopo sia fornire una prova dimostrativa di chi è perduto e di chi è salvato. Poiché il contesto dell’affermazione di Paolo rimanda sia alla speranza del credente nella risurrezione (cfr. II Corinzi 5:1, 4) sia alla ricompensa di una “peso eterno di gloria” (cfr. II Corinzi 4:16-18), sembra che entrambi gli aspetti siano da tenere in considerazione.
Per quanto riguarda il primo caso, molti interpreti ritengono che le opere del credente forniscano una prova pubblica che indica la misura delle ricompense che egli riceverà, in corrispondenza alla sua “ubbidienza della fede” (atti di servizio, di amore e di giustizia; cfr. Romani 1:5; 16:26). Nel secondo caso, alcuni interpreti sostengono che le opere dei credenti forniranno anche una prova pubblica presentata davanti al tribunale di Cristo per dimostrare che la propria fede è autentica - una prova pubblica non come base della salvezza, ma come manifestazione della genuinità della fede. Per questo Paolo si pone come scopo di “piacere” a Cristo (II Corinzi 5:5-9), poiché il grado in cui ciò avviene corrisponde alla misura delle ricompense che riceverà (cfr. Matteo 6:20; Luca 19:17, 19; I Corinzi 3:12-15; I Timoteo 6:19; Apocalisse 22:12), fornendo al tempo stesso prova della genuinità della propria fede. Paolo è certo che i veri credenti supereranno il giudizio di Cristo, poiché il ministero della riconciliazione del nuovo patto li ha posti sotto la potenza trasformatrice dello Spirito - fondata sul perdono dei peccati mediante la fede in Cristo soltanto, il tutto quale risultato della sola grazia di Dio (cfr. II Corinzi 1:12, 22; 3:6, 8-9, 18; 4:4-6, 15; 5:5, 14-15, 16-21; 8:19; 9:8, 14; ecc.).
6. Una sola vita, un solo giudizio, una sola salvezza - Ebrei 9:27-28
E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che lo aspettano per la loro salvezza.
Ognuno ha solo una possibilità di vita prima del giudizio eterno. Questo concetto ripudia la reincarnazione e qualunque idea secondo cui ci sarà una seconda opportunità di credere dopo la morte, dato che subito dopo il riferimento alla morte è scritto “dopo di che viene il giudizio,” con nessun riferimento a una possibile opportunità di intervenire per cambiare la propria condizione. Il giudizio finale avrà luogo quando Cristo ritornerà: ha dato la Sua vita una volta come prezzo di riscatto per molti e ricomparirà una seconda volta per il giudizio, in cui salverà i Suoi seguaci. Questa chiara attesa del ritorno di Cristo (Cfr. Ebrei 10:25; Romani 8:19, 23, 25; I Corinzi 1:7; Galati 5:5; Filippesi 3:20) chiama tutti coloro che sperano nella salvezza a una perseveranza fiduciosa e vigile.
7. Il giudizio finale e il libro della vita - Apocalisse 20:12-15
E vidi i morti, grandi e piccoli in piedi davanti al trono; i libri furono aperti, e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. E il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l'Ades restituirono i loro morti ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.
Tutti i morti saranno risuscitati, per essere giudicati o in base alle loro opere, registrate “nei libri”, oppure in base all’iscrizione per grazia dei loro nomi nel “libro della vita” dell’Agnello (Apocalisse20:12). Questo giudizio era stato annunciato in Apocalisse 11:18.
“I morti, grandi e piccoli” include sia i santi di Dio (Apocalisse 11:18; 19:5) sia gli adoratori della bestia (Apocalisse 13:16; 9:18). I “libri” in cui sono registrate le loro opere saranno aperti (Daniele 7:10), fornendo la base sulla quale ognuno verrà giudicato (Romani 2:6-11). Dio tiene un resoconto accurato di ogni azione umana e ricompenserà e punirà con perfetta giustizia. “un altro libro… il libro della vita” (Apocalisse 20:13; 3:5; 17:8; 20:15; 21:27).
Il mare, la morte e l’Ades (il regno dei morti, cfr. Apocalisse 6:8) restituiranno i loro morti, che torneranno all’esistenza corporea per essere giudicati (II Corinzi 5:10) da Gesù (Matteo 16:27; Giovanni 5:28-29; Atti 17:31). Coloro che non hanno creduto saranno condannati secondo giustizia per i loro peccati (cfr. Romani 3:23; Apocalisse 20:15). I credenti, i cui nomi sono nel “libro della vita” (Apocalisse 20:12, 15), entreranno in “un nuovo cielo e una nuova terra” (Apocalisse 21:1) perché i nomi contenuti in quel libro sono di coloro che sono stati redenti “dall’Agnello che è stato immolato” (Apocalisse 13:8; 21:27) per i loro peccati (Apocalisse 1:5). Le opere da loro compiute, così come sono registrate, testimoniano la loro fede in Cristo e sono anche il fondamento per la determinazione delle loro ricompense (cfr. I Corinzi 3:14-15; 2 Corinzi 5:10; Apocalisse 22:12-16).
La morte, il nemico definitivo, sarà distrutta quando Cristo ritornerà e i credenti risorgeranno (1 Corinzi 15:23-26). Pertanto, la Morte e l’Ades saranno gli ultimi a essere gettati nello stagno di fuoco, dove si uniranno alla bestia, al falso profeta (Apocalisse 19:20) e al diavolo (Apocalisse20:10). Tutti coloro i cui nomi non saranno trovati nel libro della vita saranno condannati secondo le loro opere (Apocalisse 20:11-15) e gettati nello stagno di fuoco. Chi sarà trovato nel libro della vita dell’Agnello entrerà nella nuova Gerusalemme (Apocalisse 21:27).
8. Gesù il nostro avvocato - I Giovanni 2:1-2
Figlioli miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto; egli è la propiziazione per i nostri peccati e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Con “propiziazione” (gr. hilasmos) qui si intende “un sacrificio che porta su di sé l’ira di Dio e la trasforma in favore”, che è anche il significato corrente della parola. Come sacrificio perfetto per il peccato, Gesù allontana l’ira di Dio (I Giovanni 4:10).
“Per i nostri peccati… ma anche per quelli di tutto il mondo” non significa che ogni persona sarà salvata, dato che Giovanni è molto chiaro nell’affermare che il perdono dei peccati è riservato soltanto a chi si pente e crede nel Vangelo (cfr. I Giovanni 2:4, 23; 3:10; 5:12; Giovanni 3:18; 5:24).Ma il sacrificio di Gesù è offerto e reso disponibile a ognuno in “tutto il mondo,” non solo a Giovanni e ai lettori del suo tempo.
9. Il pericolo dell'orgoglio - Matteo 7:1-5
Non giudicate affinché non siate giudicati, perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. E perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo? Ovvero, come potrai dire a tuo fratello: 'Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza', mentre la trave è nell'occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello.
“Non giudicate” ci proibisce di dichiarare un’altra persona colpevole davanti a Dio. “Perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati.” Eccessiva durezza e un atteggiamento giudicante verso gli altri porteranno a essere trattati in modo analogo da Dio.
Gesù potrebbe aver attinto alla sua esperienza come falegname (Matteo 13:55; Marco 6:3) per la sua metafora della trave nell’occhio, che era naturalmente un’iperbole (esagerazione intenzionale; cfr. Matteo 5:29-30). Solo così si può vedere chiaramente per togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello. Gesù non proibisce ogni valutazione o giudizio sugli altri, perché in ultima analisi chi si sente rattristato e umiliato per il proprio peccato può aiutare a rimuovere la “pagliuzza” dagli altri. Ciò che Gesù esclude è l’orgoglio che porta a considerarsi migliori degli altri (cfr. Gal. 6:1).
10. Vivere in vista del giorno del Signore - II Pietro 3:10-13
Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno arse. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia.