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Dieci versetti chiave sull'idolatria
Cosa dice la Bibbia sugli idoli

1. Esodo 20:3-6

Non avere altri dèi di fronte a me. Non farti scultura, né alcuna immagine delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare davanti a tali cose e non le servire, perché io, l'Eterno, il tuo Dio, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
“Non avere altri dèi”. Dio chiede fedeltà assoluta. In quanto unico vero Dio dei cieli e della terra, non può tollerare che si adorino “altri dèi” (Esodo 22:20; 23:13, 24, 32); in altre parole, il monoteismo, l’adorazione dell’unico vero Dio, è l’unica forma di fede accettabile.

“Di fronte a me”. Questa espressione ebraica è stata interpretata come “piuttosto che me”, o “alla mia presenza”, o “in competizione con me”. Molto probabilmente il senso voluto qui è “alla mia presenza” (cioè adorare altri dèi oltre al Signore), alla luce di (1) Il racconto della creazione (Genesi 1:1-2:3), che rende irrilevanti eventuali “altri dèi”, poiché solo il Signore agisce; (2) Gli eventi in Egitto, in cui il Signore ha dimostrato la Sua superiorità sugli “altri dèi” (cfr. Esodo 12:12; 15:11; Ezechiele 20:7-8); (3) Il richiamo costante ad adorare unicamente il Signore (Esodo 22:20; 23:13, 24, 32-33; cfr. Deuteronomio 6:13-15). Anche se questo comandamento non si pronuncia sull’eventuale esistenza reale di questi “altri dèi”, la dichiarazione di Mosè alla generazione successiva chiarisce che “l'Eterno è Dio, e che non ce n'è altro fuori di lui” (Deuteronomio 4:35, 39; cfr. Salmo 86:10; Isaia 44:6, 8; 45:5, 6, 18; e I Corinzi 8:4-6).

“Non farti scultura”. Gli dèi, sia dell’Egitto sia di Canaan, erano spesso associati a qualche aspetto della creazione e venerati tramite un oggetto che li rappresentava. Il Signore ha reso chiaro, attraverso le piaghe e l’Esodo, che ha potere su ogni aspetto della creazione, poiché tutta la terra è Sua (Esodo 9:29; 19:5), quindi comanda a Israele di astenersi dal creare immagini di qualsiasi cosa, nei cieli o sulla terra, con lo scopo di adorarla (Esodo 20:4-5). Il divieto si fonda sul fatto che il Signore è un Dio geloso (cfr. Esodo 34:14; Deuteronomio 6:15) e sull’impossibilità di attribuirGli una forma fisica. (Deuteronomio 4:15-20). Israele aveva visto cosa era accaduto in Egitto quando il faraone aveva rifiutato di riconoscere ciò che gli era stato rivelato sul Signore; qui Israele viene avvertito di non fare lo stesso, pur essendo rassicurato di avere un Dio misericordioso e pietoso (cfr. Esodo 34:6-7). 


2. I Giovanni 5:21

Figlioli, guardatevi dagli idoli.
Molte epistole del Nuovo Testamento si concludono con un avvertimento. 

“Guardatevi dagli idoli” significa astenersi dal seguire e dal riporre la propria fiducia, ubbidienza e riverenza in chiunque o in qualunque cosa al di fuori di Dio. 


3.
Salmi 115:4-8

I loro idoli sono argento e oro,
opera di mano d'uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno naso e non odorano,
hanno mani e non toccano,
hanno piedi e non camminano,
la loro gola non emette alcun suono.
Come loro siano quelli che li fanno,
tutti quelli che in essi confidano.
Questo passaggio espone con ironia quanto sia folle l’adorazione degli idoli, come accade anche in Isaia 44:9-20. Questo si ricollega a Deuteronomio 4:28 (cfr. la costante condanna degli idoli come opere delle mani umane e quindi indegni di adorazione: Deuteronomio 27:15; 31:29; II Re 19:18; Isaia 2:8; Geremia 1:16; Michea 5:13). Il Salmo 135:15-18 ripete la maggior parte di questi versetti. Se questi dèi non sono degni dell’adorazione di Israele, è una tragedia che i Gentili li creino e diventino simili a loro (cioè privi di vita e inutili); questo è un invito al popolo di Israele a fare attenzione.


4. Romani 1:21-23

Perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato, né l'hanno ringraziato come Dio, ma si sono dati a vani ragionamenti e l'insensato loro cuore si è ottenebrato. Dicendosi sapienti, sono diventati stolti e hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Dio in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
Il peccato nasce dal non riuscire a dare a Dio importanza sopra tutte le altre cose, non onorandoLo e non lodandoLo come merita. Gli uomini a cui ci si riferisce sono stolti, con questo non si fa riferimento a una mancanza di intelligenza, ma al rifiuto della sovranità di Dio sulla propria vita. Sono consapevoli dell’esistenza di Dio e dei Suoi attributi, ma non hanno fatto alcuna esperienza di salvezza.

Anche le persone brillanti che non onorano Dio sono stolte, in quanto incapaci di cogliere il vero scopo della vita (cfr. Proverbi 1:7, 22; 10:1; 12:15; 14:7; 17:25; 20:3).

Il peccato fondamentale è l’idolatria. Oltre alle immagini custodite nei grandi templi, le famiglie romane conservavano comunemente rappresentazioni di singoli “dèi domestici” nelle proprie case (ne sono esempio le impressionanti rappresentazioni rinvenute a Pompei). La religione pagana del Mediterraneo e del Vicino Oriente adorava idoli sotto forma di bestie o con l’aspetto di divinità miste uomo/bestia, come gli antichi dèi dell’Egitto. I moderni “idoli” non somigliano a quelli antichi: le immagini usate oggi sono spesso mentali piuttosto che di metallo. Tuttavia, le persone continuano a dedicare la loro vita a molte cose diverse da Dio e a confidare in esse.


5. Giona 2:9-10 

Quelli che onorano gli idoli vani abbandonano la fonte della loro grazia; ma io ti offrirò sacrifici, con canti di lode; adempirò i voti che ho fatto. La salvezza appartiene all'Eterno.
“Quelli che onorano gli idoli vani” si riferisce ai marinai pagani che “gridarono ciascuno al proprio dio” (Giona 1:5), ma è anche un messaggio che Giona lascia agli israeliti. Ironicamente, saranno questi marinai a fare esperienza dell’amore misericordioso di Dio, mentre Giona finirà in mare.

“Sacrifici… voti” richiama le azioni dei marinai (Giona 1:16), a cui Giona ora assomiglia.

“La salvezza appartiene all'Eterno” è l’ammissione di Giona che Dio è la sovrana fonte di salvezza, mentre nel corso del resto della storia Giona aveva dimostrato di credere che Dio è in grado di salvare chiunque, ma non coloro a cui era stato mandato a predicare.


6. Abacuc 2:18

A che serve l'immagine scolpita, perché l'artefice la scolpisca? A che serve l'immagine fusa che insegna la menzogna, perché l'artefice confidi nel suo lavoro, fabbricando idoli muti?
“Idoli”. Le immagini scolpite o le raffigurazioni di falsi dèi erano spesso condannate come oggetti senza valore e privi di vita, indegni della fede riposta in essi (cfr. Isaia 41:29; 44:9; Geremia 10:15).

“Maestro di menzogna”. Questo mette in evidenza la natura ingannevole dell’adorazione degli idoli (cfr. Isaia 44:20).


7.
Galati 4:8-9

In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito quelli che per natura non sono dèi, ma, ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi di cui volete essere di nuovo schiavi?
Qui si parla di passare dall’idolatria al vero Dio. La schiavitù che i galati rischiano di abbracciare di nuovo comporterebbe la perdita della loro condizione di figli e l’abbandono del vero Dio. Ritornerebbero a falsi dèi (Galati 4:8), a principi ed elementi mondani (Galati 4:9-10). Sarebbe come se non avessero mai nemmeno ascoltato il Vangelo annunciato da Paolo (Galati 4:11). Per questi cristiani gentili della Galazia, rivolgersi alla legge giudaica equivarrebbe a tornare al loro paganesimo.

“Quelli che per natura non sono dèi” si riferisce agli spiriti demoniaci che dominavano la precedente pratica religiosa dei galati (cfr. I Corinzi 10:20).

“Conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio” implica una relazione personale con Dio.


8.
Isaia 44:9-20

Quelli che fabbricano immagini scolpite sono tutti vanità; i loro idoli più cari non giovano a nulla; i loro testimoni non vedono, non capiscono nulla, perché essi siano coperti di vergogna. Chi è che fabbrica un dio o fonde un'immagine perché non gli serva a nulla? Ecco, tutti quelli che vi lavorano saranno confusi, e gli artefici stessi non sono che uomini! Si radunino tutti, si presentino!... Saranno spaventati e coperti di vergogna tutti insieme.
Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l'idolo a colpi di martello e lo lavora con braccio vigoroso; soffre perfino la fame, e la forza gli viene meno; non beve acqua e si affatica. Il falegname stende la sua corda, disegna l'idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura con il compasso, e ne fa una figura umana, una bella forma di uomo, perché abiti una casa. Si tagliano dei cedri, si prendono dei cipressi, delle querce, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere. Poi tutto questo serve all'uomo per fare un fuoco, ed egli ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e lo adora, ne scolpisce un'immagine, davanti alla quale si prostra. Ne brucia la metà nel fuoco, con l'altra metà prepara la carne, cuoce l'arrosto, e si sazia. Si scalda anche e dice: “Ah! mi riscaldo, godo a vedere questa fiamma!”. Con il resto si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: “Salvami, poiché tu sei il mio dio!”.
Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non vedano e il cuore perché non comprendano. Nessuno rientra in sé stesso e ha conoscenza e intelletto per dire: “Ne ho bruciato la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, vi ho arrostito la carne che ho mangiato, e con il resto farei un idolo abominevole? e mi prostrerò davanti a un pezzo di legno?”. Un tale uomo si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia, così che egli non può liberare la sua anima e dire: “Ciò che tengo nella mia destra non è forse una menzogna?”.
Gli idoli fatti dagli uomini ingannano le persone, trascinandole in una follia ossessiva (cfr. Atti 14:15; 17:24-25; Romani 1:21-25; I Corinzi 8:4-6; I Tessalonicesi 1:9; Apocalisse 21:8; 22:14-15).

“Tutti… tutti… tutti… insieme”. Un’affermazione totale e perentoria, senza alcuna eccezione.

“Non giovano… non gli serva a nulla”. La cultura pagana, fondata sull’idolatria, non reca alcun beneficio a nessuno; né può impedire a Dio di mantenere le Sue promesse.

“I loro testimoni” sono gli adoratori degli idoli, in contrasto con “me ne siete testimoni” in Isaia 44:8.

“Coperti di vergogna… coperti di vergogna”. Il “nulla” degli idoli condanna i loro adoratori alla vergogna.


9.
Galati 5:19-21

Ora le opere della carne sono manifeste e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, invidie, ubriachezze, gozzoviglie e altre simili cose circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio.
“Opere della carne” si riferisce a delle azioni che procedono dalla natura umana e dai suoi desideri. Se non consideriamo l’opera trasformativa dello Spirito Santo, queste sono le azioni verso cui gli uomini peccatori gravitano istintivamente.

“Idolatria, stregoneria” mostrano desiderio di entrare in contatto con la sfera spirituale attraverso mezzi inventati dall’uomo: pretendono di avere Dio come loro oggetto ultimo, ma rifiutano la via rivelata con cui Egli deve essere adorato. Poiché Cristo è “la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6), tutte le altre vie verso Dio sono false.

“Inimicizie, discordia...”. Rifiutare Dio significa rinchiuderci in noi stessi, ciò fa sì che anche le relazioni con gli altri vengano danneggiate.

“Invidie”. L’invidia nasce quando le persone non sono contente di ciò che Dio ha dato loro, ma desiderano invece ciò che ha dato ad altri.

“Ubriachezze, gozzoviglie” sono esempi di come le persone abusano dei buoni doni di Dio in modo distruttivo e peccaminoso, ribellandosi a Dio quale generoso datore di ogni cosa buona. Nell’Antico Testamento, il vino era associato alla gioia e alla celebrazione (Neemia 8:10; Salmo 104:15; Giovanni 2:3), ma quando viene abusato è considerato altamente distruttivo (Proverbi 20:1; 21:17; 23:29-35), e l’ubriachezza è costantemente condannata in tutta la Scrittura (Efesini 5:18). I rapporti tra coniugi sono un dono prezioso, ma quando viene abusato ha anch’esso conseguenze altamente distruttive per tutti coloro che sono coinvolti (I Corinzi 6:18).

Il participio presente (gr. prassontes, qui tradotto con “fa”) si riferisce a coloro che hanno abitudine di fare tali azioni, come parte del loro modello di vita. Il loro comportamento esteriore indica il loro stato spirituale interiore: non sono nati da Dio, non hanno lo Spirito Santo dentro di sé e non sono figli di Dio.


10. I Corinzi 10:14

Perciò, cari miei, fuggite l'idolatria.
“Perciò… fuggite l’idolatria”. Questo è il punto centrale a cui Paolo intendeva arrivare in questo capitolo. I corinzi non possono prendere parte a pratiche idolatre e poi pensare di ricevere la vita eterna. 

La Bibbia e la natura
Il Creatore e la creazione

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