1. Cristo l'autore di ogni cosa - Colossesi 1:16
Poiché in lui sono state create tutte le cose, che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui;
“In lui sono state create tutte le cose”. L’esistenza di Gesù non ha avuto inizio con la Sua nascita da Maria. Lui è stato il mezzo della creazione mediante cui Dio ha creato i cieli e la terra (Giovanni 1:3). Gesù non può essere la prima cosa creata (come sosteneva l’antica eresia ariana), poiché “tutte le cose”, senza eccezioni, “sono state create per mezzo di Lui”.
“Troni, signorie, principati, potenze”. Paolo sta usando i termini ebraici allora in uso per le diverse gerarchie angeliche (anche se non ne spiega i relativi gradi). Qui l’enfasi potrebbe essere sugli angeli malvagi, poiché essi hanno un ruolo significativo in questa lettera (Colossesi 2:8, 10, 15, 20). Questo non significa, ad ogni modo, che Gesù ha creato gli angeli malvagi; tutti i poteri spirituali sono stati creati per mezzo di Gesù, ma alcuni dopo hanno scelto di ribellarsi a Dio e diventare malvagi. Gesù non è solo il mezzo della creazione, ma ne è anche lo scopo, perché “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”, cioè per la Sua gloria e lode. Poiché Gesù è in questo senso il fine della creazione, Egli deve essere pienamente Dio.
2. Dio crea i cieli e la terra - Genesi 1:1-2
Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.
Il libro della Genesi si apre con una maestosa descrizione di come Dio ha creato prima i cieli e la terra e poi disposto la terra affinché diventasse la Sua dimora. Strutturata in sette sezioni, ciascuna segnata dall’uso di formule ricorrenti, l’intera narrazione trasmette l’immagine del Dio onnipotente e trascendente, che sistema ogni cosa con perfetta abilità in conformità al Suo grande disegno.
L’enfasi è principalmente posta su come Dio dà un ordine e una struttura a ogni cosa. La struttura del racconto è la seguente: dopo aver descritto l’inizio (Genesi 1:1, 2), l’autore presenta i sei giorni di lavoro (Genesi 1:3-31) e il settimo giorno, il sabato di Dio (Genesi 2:1-3).
Ciascuno dei sei giorni di lavoro segue lo stesso schema: inizia con “Dio disse” e si conclude con “Così fu sera, poi fu mattina: e fu il … giorno”. Dopo aver dichiarato che Dio è il Creatore di ogni cosa (Genesi 1:1), l’attenzione del resto del capitolo (a cominciare da Genesi 1:3) è principalmente su Dio che con la Sua Parola chiama tutte le cose all’esistenza e dà un ordine a ciò che crea (“Le acque… siano raccolte,” 1:9), invece che sul come la terra sia inizialmente stata creata. Diversi elementi lo indicano. Per esempio, la vegetazione è menzionata al terzo giorno, prima di quella che sembra essere la creazione del sole, che avviene il quarto giorno. Considerato nel suo contesto del Vicino Oriente antico, Genesi 1 afferma che Dio ha creato tutte le cose, ma è anche un racconto di come Dio ha ordinato la creazione nella sua complessità organizzata. Ai lettori vengono presentati nei primi tre giorni anche il giorno, la notte, il cielo, la terra e i mari - tutti questi elementi, solo questi, vengono specificatamente nominati da Dio. Nei giorni dal quarto al sesto le tre distinte aree vengono popolate: i cieli da luci e uccelli; i mari da pesci e animali acquatici; la terra da bestiame e rettili. Dio conferisce infine agli esseri umani l’autorità, come Suoi “vicereggenti”, di governare tutte queste creature viventi. Genesi 1 stabilisce una gerarchia di autorità. L’umanità è divinamente incaricata di governare le altre creature per conto di Dio, con l’obiettivo ultimo che tutta la terra diventi il tempio di Dio, il luogo della Sua presenza, e manifesti la Sua gloria.
“Nel principio”. Questo verso d’apertura può essere considerato un sommario, un’introduzione all’intero passaggio; oppure può essere letto come il primo evento, l’origine dei cieli e della terra (alcuni ritengono prima del primo giorno), comprendente la creazione della materia, dello spazio e del tempo. Questa seconda interpretazione (l’origine dei cieli e della terra) è confermata dall’affermazione degli autori del Nuovo Testamento secondo cui la creazione avvenne dal nulla (Ebrei 11:3; Apocalisse 4:11). “Dio creò”. Sebbene la parola ebraica per “Dio”, ’Elohim, sia di forma plurale (forse per esprimere maestà), il verbo “creare” è singolare, indicando che Dio è considerato un unico essere.
Genesi mostra coerentemente una prospettiva monoteistica, in netto contrasto con altri racconti della creazione del Vicino Oriente antico. C’è un solo Dio. Il verbo ebraico bara’, “creare”, è sempre usato nell’Antico Testamento con Dio come soggetto; sebbene non sempre indichi la creazione dal nulla, sottolinea comunque la sovranità e la potenza di Dio. “I cieli e la terra” qui significa “tutte le cose”. Questo significa, dunque, che “Nel principio” si riferisce all’inizio di tutto. Il testo indica che Dio creò ogni cosa nell’universo, il che afferma che Egli l’ha effettivamente creata ex nihilo (Lat. “dal nulla”). L’effetto delle parole iniziali della Bibbia è stabilire che Dio, nella sua insondabile sapienza, potenza sovrana e maestà, è il Creatore di tutte le cose che esistono.
3. Tutto è stato fatto per mezzo della parola - Giovanni 1:1-3
Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
“Nel principio era la Parola” richiama la frase iniziale del libro della Genesi: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra”. Giovanni identificherà presto questa Parola con Gesù (Giovanni 1:14), ma qui egli colloca l’esistenza di Gesù nell’eternità passata con Dio. Il termine “la Parola” (Gr. Logos) esprime l’idea di auto-espressione divina e ha un ricco sfondo nell’Antico Testamento. La Parola di Dio è efficace: Dio parla e le cose vengono all’esistenza (Genesi 1:3, 9; Salmo 33:6; Salmo 107:20; Isaia 55:10-11) e tramite la parola si relaziona personalmente con il Suo popolo (cfr. Genesi 15:1). Giovanni mostra anche come questo concetto di “Parola” sia superiore al concetto filosofico greco di “Parola” (logos) come principio impersonale di Ragione che dava ordine all’universo.L’espressione “e la Parola era con Dio” indica una relazione personale “con” Dio, mentre “la Parola era Dio” afferma che questa Parola era anche lo stesso Dio che creò l’universo “nel principio”. Qui si trovano le basi della dottrina della Trinità: l’unico vero Dio consiste di più persone, esse si relazionano tra loro e sono sempre esistite. Dal periodo patristico (Ario, ca. 256-336 d.C.) fino ai giorni nostri (Testimoni di Geova), alcuni hanno sostenuto che “la Parola era Dio” identifichi semplicemente Gesù come un dio, invece di identificarlo come Dio, perché il termine greco per Dio, Theos, non è preceduto da un articolo determinativo. Tuttavia, nella grammatica greca, la regola di Colwell indica che la traduzione “un dio” non è necessaria, perché la mancanza dell’articolo determinativo non indica necessariamente indefinitezza (“un dio”), ma specifica piuttosto che il termine (“Dio”) è il predicato nominale di un soggetto definito (“la Parola”). Ciò significa che il contesto deve determinare il significato di Theos qui, e il contesto indica chiaramente che questo “Dio” di cui parla Giovanni (“la Parola”) è l’unico vero Dio che ha creato tutte le cose (cfr. anche Giovanni 1:6, 12, 13, 18 per altri esempi di Theos senza articolo determinativo ma chiaramente riferito a Dio).
“Ogni cosa” include l’intero universo, indicando che (eccetto Dio) tutto ciò che esiste è stato creato e che (eccetto Dio) nulla è esistito eternamente. “Fatte per mezzo di lei” segue il modello coerente della Scrittura, secondo cui Dio Padre compie le Sue opere di creazione mediante l’attività del Figlio (cfr. 1 Corinzi 8:6; Colossesi 1:16; Ebrei 1:2). Questo versetto confuta qualsiasi suggerimento secondo cui la Parola (o il Figlio, Giovanni 1:14) sarebbe stato creata, poiché “senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.”
4. Degno di lode - Apocalisse 4:11
“Degno sei, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, poiché tu creasti tutte le cose e per la tua volontà esistettero e furono create”.
Il coro delle quattro creature viventi si innalza mentre i ventiquattro anziani si prostrano e gettano le loro corone davanti al trono, offrendo adorazione ed esprimendo sottomissione all’autorità di Dio. Gli anziani esaltano Dio come degno di un triplice tributo (“gloria”, “onore”, “potenza”) perché esercita la Sua volontà sovrana nel creare e nel sostenere tutte le cose. Dio riceve la “potenza”, non nel senso che un essere onnipotente può diventare più forte, ma nel senso che la forza delle Sue creature è usata per onorarlo. Queste lodi a Dio per la Sua perfezione eterna e per le opere della creazione costituiscono il preludio a un “cantico nuovo”, che celebrerà Dio e l’Agnello per la redenzione, il culmine della dimostrazione della loro degnità divina (Apocalisse 5:9-10).
5. Tutto sussiste in lui - Ebrei 11:3
Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio, cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti.
La creazione dell’universo da parte di Dio fu compiuta mediante la Sua Parola (Gr. rhēma). Il fatto che ciò che si vede non sia stato fatto di cose visibili è coerente con la dottrina della creazione ex nihilo (Lat. “dal nulla”), ma non costituisce di per sé un’affermazione completa su questa realtà. Tuttavia, sembra correggere le concezioni greco-romane riguardo a una materia che esiste dall’eternità. L’idea che Dio abbia creato l’universo visibile a partire da qualcosa di invisibile (“non… apparenti”) non è presente nell’intento dell’autore; egli afferma piuttosto che Dio non ha creato l’universo da alcuna materia preesistente come la conoscono gli esseri umani, il che equivale a dire che lo ha creato “dal nulla”. Ulteriori conferme di questa idea si trovano in Genesi 1:1; Salmo33:6, 9; 90:2; Giovanni 1:3; Atti 14:15; Romani 4:17.
6. Dio il tuo creatore - Genesi 2:7
L'Eterno Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.
“L'Eterno Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra” (Genesi 2:7). Il verbo “formò” (Eb.yatsar) evoca l’immagine di un vasaio che modella l’argilla in una forma particolare. La stretta relazione tra l’uomo e il suolo è riflessa nei termini ebraici usati per indicarli, rispettivamente ’adam e ’adamah. “Gli soffiò nelle narici un alito vitale” (v. 7). Qui Dio infonde vita - fisica, mentale e spirituale – in chi ha creato per portare la Sua immagine.
“Anima vivente”. Lo stesso termine ebraico è usato in Genesi 1:20, 24 per indicare gli animali viventi marini e terrestri. Sebbene gli esseri umani abbiano molto in comune con le altre creature viventi, Dio conferisce soltanto agli uomini uno status regale e sacerdotale e li rende gli unici “a Sua immagine” (Genesi 1:27) (cfr. anche la citazione di questo passo da parte di Paolo in I Corinzi15:45).
7. Fatti in modo meraviglioso - Salmo 139:13-14
Poiché sei tu che hai formato le mie reni,
che mi hai intessuto nel seno di mia madre.
Io ti celebrerò, perché sono stato fatto
in modo meraviglioso, stupendo.
Meravigliose sono le tue opere,
e l'anima mia lo sa molto bene.
Questi versi illustrano il punto centrale del Salmo 139:11-12 (la sezione inizia con “poiché”, mostrando la connessione con ciò che precede) descrivendo le “tenebre” in cui il Signore vedeva e si prendeva cura del salmista, ovvero, il grembo materno. Dio era presente mentre la “massa informe” (l’embrione) cresceva e si sviluppava; infatti, Lui è Colui che ha “formato le mie reni, che mi hai intessuto.” Dio lo vedeva e aveva anche scritto “i giorni che mi erano destinati.” Il salmista realizza che, prima ancora che sua madre sapesse di aspettare un bambino, il Signore stava già mostrando la Sua cura per lui. La sua vita personale è iniziata nel grembo (Salmo 51:5) e Dio ne aveva già delineato il corso.
“Perché sono stato fatto in modo meraviglioso, stupendo”. L’affermazione aiuta il salmista a stupirsi del misterioso processo dello sviluppo di un bambino. La parola tradotta con “fatto in modo meraviglioso” (Eb. nipleti) ha una grafia leggermente insolita (ci si sarebbe aspettata niple’ti), potrebbe essere reso con “sono stato meravigliosamente consacrato”. Si intende quindi il termine con cui Dio consacra il suo popolo (Esodo 8:22; Salmo 4:3) o lo distingue da coloro che non sono Suoi (Esodo 9:4; 11:7; 33:16). La persona fedele che canta questo salmo, che nell’Antico Testamento sarebbe il figlio di genitori fedeli, può affermare che Dio pose il Suo amore speciale su di lui fin dalle prime fasi della sua vita personale (cfr. Salmo 22:9-10; 71:5-6).
8. La creazione mostra la sue perfezioni - Romani 1:20
Poiché le perfezioni invisibili di lui, la sua eterna potenza e divinità si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili,
L’ira di Dio descritta nei versetti precedenti si esprime per buone ragioni: nonostante la Sua potenza e natura divina rivelate con chiarezza attraverso il mondo da Lui creato, l’uomo lo rifiuta. Questi versetti mostrano che la salvezza non viene da una “rivelazione generale” (ciò che si conosce di Dio attraverso il mondo naturale), poiché Paolo sottolinea l’universalità del peccato e conclude che “non c’è nessuno che cerchi Dio” (Romani 3:11).
“Per mezzo delle opere sue”. Tutto il mondo naturale è testimonianza di Dio attraverso la sua bellezza, la sua complessità, il suo disegno e la sua utilità.
“Sono inescusabili”. Nessuno dovrebbe lamentarsi del fatto che Dio ha lasciato prove insufficienti della Sua esistenza e carattere; coloro che rifiutano queste prove sono inscusabili.
9. Genesi 1:26
Poi Dio disse: “Facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
“Facciamo l'uomo a nostra immagine.” Il testo non specifica l’identità dietro al “nostra” qui menzionato. Alcuni hanno suggerito che Dio potesse starsi rivolgendo ai membri della sua corte, che nell’Antico Testamento altrove sono chiamati “figli di Dio” (cfr. Giobbe 1:6) e nel Nuovo Testamento “angeli”, ma un’obiezione significativa è che l’uomo non è stato creato a immagine degli angeli, né vi è alcuna indicazione che gli angeli abbiano partecipato alla creazione dell’essere umano. Molti cristiani e alcuni ebrei hanno interpretato il “noi” come Dio che parla a sé stesso, poiché in Genesi 1:27 solo Dio compie l’opera della creazione (cfr. Genesi 5:1); ciò costituirebbe il primo accenno alla Trinità nella Bibbia (cfr. Genesi 1:2).
10. Geremia 32:17
Ah, Signore, Eterno! Ecco, tu hai fatto il cielo e la terra con la tua grande potenza e con il tuo braccio steso: non c'è nulla di troppo difficile per te;