Il primo versetto della Bibbia dichiara che “in principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1). Questa è la prima verità fondamentale della Bibbia.
Nel Timeo, Platone descrive un demiurgo, un artigiano celeste che ordina il cosmo a partire da una materia preesistente. Aristotele concepiva Dio come causa prima di un universo eterno. Le cosmogonie dell’antico Vicino Oriente, ovvero i racconti che cercavano di spiegare l’origine del mondo, descrivevano la creazione come il risultato dell’amore e dell’odio tra le divinità.
La Bibbia si distingue radicalmente da tutte queste visioni: in principio non c’era nulla, poi il Signore creò ogni cosa. Ha chiamato all’esistenza ciò che prima non esisteva. Ha creato l’universo, non si è limitato a ordinare una realtà già data. Questo è il fondamento del suo potere e della sua autorità sulla natura: Dio è il Creatore, il Sovrano e il Signore di tutto ciò che esiste.
Ben pochi contesterebbero questa lettura del racconto biblico. Meno si comprende, invece, che Dio governa e sostiene la natura sotto la Sua costante, attenta e deliberata supervisione. Eppure, nonostante sia una delle verità più basilari delle Sacre Scritture, questo aspetto è spesso trascurato quando si parla del rapporto tra Dio e la natura. Questo limite è significativo, perché per comprendere cosa la Bibbia insegna riguardo alla natura è fondamentale comprendere la supervisione e il sostegno continuo del Signore alla creazione (cfr. Colossesi 1:17; Ebrei 1:3).
Dimenticarsi del Creatore
Perché questa verità è così poco compresa? Ancora una volta, ci tornano in mente le parole profetiche del puritano William Perkins riguardo al modo in cui l’umanità tende a comprendere l’universo. Siamo fin troppo inclini a dimenticare che il meccanismo non funziona da sé. Restiamo così incantati dall’orologio da dimenticare chi lo ha costruito.
Naturalmente, l’analogia dell’orologiaio può rivelarsi ingannevole. Se paragoniamo la complessità dell’universo a un orologio perfettamente congegnato, siamo tentati di considerarlo come un sistema che funziona da sé. Questa è l’idea alla base del deismo, secondo cui Dio è un creatore distante che ha messo in moto l’universo come un orologio e poi lo ha abbandonato a sé stesso. Questa visione, pur non essendo biblica, è un errore in cui cadono anche molti credenti. Osserviamo le cause fisiche degli eventi e le riteniamo sufficienti. Ci sfugge che dietro ogni causa fisica ci sia la potenza continua del Signore.
Il Dio rivelato nella Bibbia non abbandona mai la Sua creazione a sé stessa. Se lo facesse, il mondo cesserebbe di esistere (cfr. Giobbe 34:13-15). Non vi è alcuna forza intrinseca nella materia che le permetta di agire autonomamente. È la volontà continua del Creatore a far sì che l’universo continui a esistere e a funzionare. Tuttavia, Dio non governa il mondo come una divinità capricciosa che interviene in modo arbitrario: Egli sostiene l’ordine che ha stabilito e, ordinariamente, opera attraverso le leggi e i processi del creato, che rimangono reali, coerenti e riconoscibili.
Per questo possiamo dire che ogni cosa avviene perché il Signore lo rende possibile: fa crescere l’erba, provvede il cibo, l’acqua e la luce, stabilisce il numero delle stelle, governa i sistemi meteorologici, regola gli ecosistemi e guida il corso delle popolazioni. La creazione non è qualcosa che Egli ha semplicemente compiuto una volta per tutte, ma qualcosa che continua a sostenere e a dirigere secondo l’ordine della natura che Egli stesso ha stabilito.
Alla luce di tutto ciò, sorge spontanea la domanda: come può la Bibbia essere compatibile con la scienza? La scienza non presuppone forse che l’universo sia governato da leggi stabili e prevedibili? Come si può conciliare l’idea di un Dio che agisce costantemente nella natura con la visione scientifica?
Dio rende possibile la scienza
Il Signore si compiace di essere fedele e degno di fiducia. Il Suo agire ordinario si manifesta tramite cause stabili e regolari. Egli istituisce dei meccanismi e li mantiene attivi: per esempio, conserva il moto dei pianeti nelle loro orbite, garantisce l’alternarsi delle stagioni di anno in anno e sostiene il perpetuarsi dei cicli della vita.
È proprio su questa prevedibilità che si fonda l’attività scientifica. Nell’ordinario funzionamento dell’universo, i sistemi continuano a comportarsi in modo uniforme a parità di condizioni. La luce si propaga nel vuoto con le stesse modalità sia sulla Terra sia nello spazio. Le molecole di ossigeno sono identiche in Inghilterra, in Perù o in una galassia remota. La realtà è segnata da un ordine e una ripetibilità su cui possiamo fare affidamento.
Tale affidabilità si riflette nella possibilità per la scienza di interpretare il mondo attraverso modelli matematici. La matematica, la disciplina più astratta e rigorosa, si applica direttamente alla realtà, proprio perché il mondo reale si comporta secondo logiche coerenti. Che si tratti della genetica delle popolazioni o del moto dei pianeti, il comportamento prevedibile del mondo può essere espresso in equazioni matematiche. È questa la ragione per cui possiamo costruire modelli informatici capaci di simulare sistemi reali. Nella creazione esiste un ordine di fondo che può essere espresso attraverso principi semplici, nascosti sotto l’apparente complessità del reale.
La logica del mondo non è un accidente. Anzi, se fosse frutto del caso, sarebbe del tutto incredibile. Il mondo è ordinato e razionale perché Dio è saggio e fedele. Egli desidera che il creato segua un ordine stabile e garantisce che ciò avvenga. Le caratteristiche regolari del mondo affondano le proprie radici nel carattere stesso del Signore, che è saggio e fedele. Dio non agisce d’impulso, non è capriccioso. Si può confidare nella sua coerenza. Egli mantiene le sue promesse e il suo carattere non cambia: ha creato un mondo che riflette la sua natura e continua a sostenerlo secondo l’ordine stabilito fin dall’inizio.
Le ragioni della creazione
Certamente il Signore avrebbe potuto creare il mondo in qualsiasi altro modo avesse desiderato. Tuttavia, Egli ha scelto di farlo secondo un ordine preciso e razionale, perché, secondo la Bibbia, la creazione ha uno scopo ben preciso. Questa scelta non fu dettata né dal semplice piacere né dal desiderio di mettere alla prova una qualche teoria. Non si trattò neppure di un esperimento di fisica. La creazione è un atto deliberato e uno degli scopi principali era che gli esseri umani vivessero in quel mondo creato da Dio.
Il creato non è stato pensato per rimanere vuoto. Il Signore desiderava la vita, in particolare quella umana. Ha creato un mondo abitabile, il che implica ordine e coerenza. Il modello del mondo è tale da rendere possibile la presenza e la permanenza dell’uomo. È un mondo che sostiene la vita e favorisce l’apprendimento necessario alla sua preservazione. È un mondo in cui l’agricoltura è possibile grazie alla regolarità delle stagioni e alla conoscenza delle tecniche di semina e raccolta. È anche un mondo in cui gli animali seguono comportamenti stabili, gli ecosistemi sono comprensibili e gli eventi futuri possono essere analizzati e previsti.
Dio è razionale, saggio e fedele e ha creato un mondo che desiderava fosse abitato dall’uomo. La Bibbia afferma che siamo in grado, almeno in parte, di imitare la saggezza del nostro Creatore, proprio perché ci ha posto in un mondo che possiamo comprendere. Viviamo in un mondo che ha un senso, non governato dal caos. Esso non è un’illusione, come insegnano alcune filosofie, né una realtà malvagia, come affermano certe dottrine religiose. Il Signore ha creato un mondo buono e si aspetta che lo abitiamo con consapevolezza e desiderio di conoscenza. Ci si aspetta che comprendiamo i nessi di causa ed effetto che regolano la natura e che da essi ricaviamo principi generali. Il mondo non è stato creato esclusivamente per la nostra gratificazione intellettuale, eppure può offrirci una profonda soddisfazione anche su questo piano, perché Egli lo ha progettato perché abbia un senso.
Che cosa ci insegna la natura su Dio?
Molti credono che la scienza abbia "pensionato" Dio: se i fenomeni naturali possono essere spiegati tramite leggi e processi, allora non ci sarebbe più bisogno del Creatore. Ma questa conclusione è davvero scientifica, o è una scelta filosofica mascherata da certezza?
In questo volume, Kirsten Birkett guida il lettore a distinguere tra scienza e naturalismo: tra il metodo che studia il mondo naturale e l’idea che esista solo il mondo naturale. Con chiarezza e rigore, il libro ripercorre alcune tappe storiche che hanno favorito il naturalismo, spiega che cosa sia la scienza e quali siano i suoi limiti, e mostra come la Bibbia presenti la creazione come intelligibile, ordinata e significativa.
Se ti sei mai chiesto come conciliare fede cristiana e studio scientifico, o se hai l’impressione che “Dio” e “natura” siano due alternative in competizione, queste pagine ti offriranno strumenti preziosi per pensare meglio e credere con maggiore consapevolezza.
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