Quando frequentavo la scuola di specializzazione di medicina, un mio collega di nome Taylor mi ha parlato della sua esperienza di disforia di genere.
Era un maschio biologico, ma fin dalla prima infanzia si sentiva una ragazza. Seguiva una terapia ormonale, si cimentava nel cross-dressing e sperava di sottoporsi a un intervento chirurgico di transizione. Un giorno, Taylor mi ha chiesto: “Ti senti un uomo?”. Io ho risposto: “Sì”. Taylor ha ribattuto: “Che cosa significa? Non dirmi che ti piacciono le ragazze e gli sport. Che cosa significa sentirsi un uomo?”.
Per anni, questa conversazione mi ha turbato. Come si può descrivere la sensazione di essere un uomo o una donna senza ricorrere agli stereotipi culturali di genere? In una cultura ossessionata dall’identità di genere, mi ha scioccato quanto fosse difficile descrivere cosa si prova a essere un uomo.
Alla fine, però, ho capito. La domanda di Taylor conteneva un presupposto importante. Taylor non mi aveva chiesto se fossi un uomo. Mi ha chiesto se mi sentissi un uomo. Questo cambiamento terminologico, seppur sottile, riflette una convinzione fondamentale del movimento transgender: sono i sentimenti, non la biologia, a determinare l’identità.
Io e Taylor siamo diventati amici e ho avuto l’onore di camminare al suo fianco mentre diventava cristiano e cercava di comprendere la sua disforia di genere alla luce dei suoi primi passi nella fede. Taylor si chiedeva cosa avesse da dire Dio sull’identità di genere. Insieme, siamo tornati all’inizio, ai primi capitoli della Genesi, e abbiamo scoperto le seguenti verità bibliche.
1. La nostra identità umana è un dono del Creatore
Il racconto biblico delle origini dell’uomo riguarda tanto Dio quanto noi. Il messaggio chiaro di Genesi 1 è che Dio è l’artefice della creazione. Notate i verbi usati in tutto il racconto della creazione, che indicano chi è l’artefice: “Dio creò” (vv. 1, 21, 27), “Dio disse” (vv. 3, 6, 9, 11, 14, 20, 24, 26), “Dio separò” (v. 4), “Dio chiamò” (vv. 5, 8, 10), “Dio fece” (vv. 7, 16), “Dio … mise” (v. 17) e “Dio benedisse” (v. 28). In tutto il capitolo, la vita viene da Dio e segue il Suo progetto.
Il capitolo culmina con la creazione dell’umanità da parte di Dio:
“E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina” (Genesi 1:27).
La ripetizione del verbo “creò” è notevole e sottolinea un fatto fondamentale sull’essere umano: siamo creature che hanno un Creatore. Un essere umano non determina la propria esistenza né progetta la propria natura. Non è l’autore di sé stesso. La nostra identità, ciò che siamo veramente, è un dono di Dio, non qualcosa che creiamo noi stessi. Il Signore concede alle persone l’onore di vivere e coltivare la propria identità, ma non dà loro il permesso di progettarla e crearla.
Gloriosamente, Genesi 1 rivela anche che il fondamento della dignità e del valore umano non risiede nel sesso biologico, nel genere, nell’etnia o nelle prestazioni, ma nel fatto che tutti gli uomini sono stati creati a immagine di Dio. Ciò significa che, nonostante a volte ci si possa sentire frustrati in un mondo decaduto, il processo di scoperta della propria identità è, in ultima analisi, come scartare un dono “molto buono” da parte di Dio: “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono” (Genesi 1:31).
2. Gli esseri umani hanno un corpo, quindi il genere non può mai essere separato dalla nostra biologia
Genesi 1:27 recita: “Li creò maschio e femmina”. Il nostro genere è un dono di Dio. Ma come ce lo ha dato? Il genere è un sentimento che Dio pone dentro di noi, un senso interiore che scopriamo e poi esprimiamo all’esterno? Oppure è legato al nostro corpo e radicato nel nostro sesso biologico?
Il capitolo
successivo, Genesi 2, funziona come uno zoom sul racconto della creazione. Ci
fornisce maggiori dettagli su come l’uomo e la donna siano stati creati. In
questo capitolo vediamo che gli esseri umani sono costituiti da realtà fisiche
e spirituali: “L’Eterno Iddio formò l’uomo dalla
polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente” (v. 7).[1]
Quando Dio ha creato gli
uomini, ha intessuto il corpo fisico e lo spirito per l’eternità.[2] Alcuni pensatori del mondo
antico immaginavano che la nostra vera esistenza fosse quella di spiriti
disincarnati. Tuttavia, in linea con la logica della creazione (Genesi 1-2),
dell’incarnazione (Giovanni 1:14) e della risurrezione (Luca 24:39), l’apostolo
Paolo insiste sul fatto che gli esseri umani hanno un corpo fisico e hanno un
futuro incarnato (cfr. I Corinzi 6:19, 20; 15:35-49). Come afferma Gregg
Allison:[3] “L’incarnazione è lo stato
naturale dell’esistenza umana. Il progetto di Dio per i portatori della Sua
immagine è che siano persone incarnate”.[4]
Quando parliamo di
identità umana, quindi, dobbiamo considerare l’intero essere umano.
Biblicamente, la nostra identità non deriva solo dalla nostra mente (un “senso
interiore”), ma anche dal nostro corpo. Siamo ciò e come il nostro Creatore ci
ha fatti. Inoltre, se pensiamo alla creazione del primo uomo e della prima
donna, è la loro incarnazione, non i
loro sentimenti, a determinare il loro sesso biologico e la loro identità di
genere.
Quando Dio crea Adamo ed Eva, lavora con materie fisiche come la terra, le costole, la carne e le ossa, e le usa per modellare e costruire le persone. “L’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra” (Genesi 2:7). “E l’Eterno Iddio, con la costola che aveva tolto all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo” (Genesi 2:22). Il verbo “formò” è usato altrove per descrivere un vasaio che lavora l’argilla (Isaia 45:9). Il verbo “formò”, usato per descrivere Dio che modella il corpo della donna, significa letteralmente “costruire” ed è usato altrove per descrivere la costruzione di un altare (Esodo 17:15) e l’edificazione di una città (Numeri 32:37). Questi passaggi mostrano che la creazione dell’essere umano come maschio o femmina è intrinsecamente fisica e incarnata. Questo concetto è ulteriormente sottolineato dalla descrizione dell’unione tra l’uomo e la donna come “una stessa carne” alla fine del capitolo (Genesi 2:24), un legame che ha senso solo in virtù dell’adattamento fisico e della complementarità tra i corpi maschile e femminile.
Nei capitoli 1 e 2
di Genesi, non c’è motivo per cui l’identità di genere possa essere separata
dall’incarnazione umana. Pertanto, in questi capitoli non c’è motivo di
ritenere che l’essere uomo e l’essere donna siano realtà meramente psicologiche
separabili dall’essere maschio e femmina. In senso profondo, il proprio corpo è il proprio genere. Siamo “condizionati
dal genere fino in fondo”, scrive Allison. “Ogni cellula del corpo di una donna
ha un cromosoma sessuale XX. Ogni cellula del corpo di un uomo ha un cromosoma
sessuale XY”.[5]
Secondo le Scritture e come attestato dalla biologia, è Dio a formare il nostro
genere nel nostro corpo. Il sesso biologico e il genere non possono essere
separati.
3. La via di Dio per il cambiamento è la trasformazione, non la transizione
Le verità discusse
nei primi due capitoli della Genesi hanno chiarito molti dubbi a Taylor, ma non
gli hanno dato sollievo. Taylor continuava a provare disforia di genere.
Apprendere che Dio scrive il nostro genere nel nostro corpo non sembrava una
buona notizia per qualcuno che provava una simile dissonanza con la propria
struttura fisica. La continua lotta di Taylor ci ha spinti a considerare la
prospettiva più ampia della storia biblica. La Bibbia offre un’ulteriore
spiegazione del motivo per cui una persona possa sperimentare la disforia di
genere? Offre una speranza per chi si trova in una situazione simile?
Sia il movimento transgender sia la Bibbia hanno molto da dire riguardo alle esperienze di dolore. Il termine “disforia” si riferisce a “uno stato in cui ci si sente molto infelici, a disagio o insoddisfatti”.[6] È l’opposto dell’euforia. I cristiani parlano di “caduta”, quel tuffo nel peccato, nell’esilio e nella rottura che ha avuto inizio con la ribellione di Adamo ed Eva in Genesi 3 e che continua ancora oggi. I suoi effetti sono devastanti: “cuore ottenebrato” (Romani 1:21), “mente perversa” (Romani 1:28), “servitù a varie concupiscenze” (Tito 3:3), gemiti interiori (cfr. Romani 8:23) e disfacimento (cfr. II Corinzi 4:16). Questa rottura riguarda tutti gli uomini, perché “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). La criminalità, il cancro, la schizofrenia, la depressione, la sterilità, l’abbandono e la malattia sono tutti risultati della caduta.
La disforia di
genere è un’altra esperienza dolorosa che deriva dalla nostra comune condizione
di rottura. Come ho detto a Taylor: “Stai sperimentando la caduta in un modo
particolarmente duro, ma la Bibbia non si limita alla rottura e al peccato. È
un libro sul trionfo di Dio sulla rottura e sul peccato”.
Il termine chiave del movimento transgender, trans*, deriva dalla preposizione latina trans, che trasmette un senso di movimento: “attraverso, verso, al di là di, oltre”.[7] È usato nei termini transgender e transizione, che esprimono entrambi il desiderio di una persona con disforia di genere di passare da uno stato di dolore e incongruenza a uno di pace e completezza.
Anche le nostre
versioni della Bibbia usano il prefisso trans,
ma all’interno di una parola diversa: trasformare.
Paolo descrive i cristiani in questo modo: “E noi tutti contemplando a viso
scoperto, come in uno specchio, la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di
lui, di gloria in gloria, secondo il Signore, che è lo Spirito” (II Corinzi
3:18). Il verbo greco che traduciamo con “trasformare” ha il significato di “cambiare
interiormente nel carattere o nella condizione fondamentali”.[8] I cristiani sono in uno
stato di trasformazione, sono cambiati
per passare da una vita caratterizzata dal peccato e dalla rottura a una
vita più simile a quella di Gesù Cristo. La trasformazione biblica è in
netto contrasto con la logica della transizione in almeno tre sensi.
In primo luogo, la trasformazione avviene dall’interno verso l’esterno. Inizia dal cuore e dalla mente, non dal corpo. Paolo scrive: “Non conformatevi a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente” (Romani 12:2). La transizione cambia l’esterno, mentre la trasformazione prevede che la completezza inizi dal cambiamento interiore.
In secondo luogo, la trasformazione culmina quando Dio risuscita il nostro corpo, non quando noi lo rifacciamo. Come vediamo nell’Epistola ai Romani:
“Poiché sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi stessi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro noi stessi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo” (Romani 8:22, 23).
Dio ci risusciterà come persone incarnate e il nostro corpo risorto sarà la forma perfezionata di quello attuale (cfr. Filippesi 3:21).[9] Gesù risorto si rivolge ai Suoi discepoli, stupiti: “Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io; toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io” (Luca 24:39). Gesù si è incarnato come uomo ed è risorto come uomo. I tratti distintivi dell’etnia permangono nell’eternità (Apocalisse 7:9) e lo stesso vale anche per la bellezza della differenziazione sessuale.[10]
Infine, la trasformazione è l’opera dello Spirito Santo nel contesto della nuova comunità di Cristo. “Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito, che siamo figli di Dio …” (Romani 8:16). Questo stesso Spirito ci unisce agli altri cristiani: “Infatti noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo …” (I Corinzi 12:13). Lo Spirito dentro di noi e la comunità intorno a noi, che agiscono secondo la Parola di Dio, ci trasformano, modellandoci affinché diventiamo sempre più simili a Cristo. I cristiani sono nati “dallo Spirito”, camminano “secondo lo Spirito” e lo Spirito “intercede per loro” (Giovanni 3:5; Romani 8:4, 26; Galati 5:16).
L’agente della
transizione per il movimento transgender è il bisturi; l’agente della
trasformazione per il cristianesimo è lo Spirito Santo. Per il movimento
transgender, il cambiamento è principalmente cosmetico, di superficie; per i
cristiani, invece, il cambiamento è interiore e profondo: inizia nell’anima,
passa attraverso il nostro carattere e culmina in un’esistenza incarnata
perfezionata e imperitura (I Corinzi 15:42-49). La transizione avviene in una
clinica o su un tavolo operatorio; la trasformazione, invece, si vive nel
contesto della chiesa, con il popolo di Dio, la famiglia della fede. La
profondità e l’accuratezza della trasformazione cristiana sono segni che non si
tratta di un percorso facile. Tuttavia, l’identità simile a quella di Cristo
che emerge lungo il cammino, insieme alla comunione con lo Spirito Santo e con
i compagni di fede, rende questo viaggio una fonte di gloria e gioia sempre
maggiori.
[1] Il fatto che il “soffio vitale” si riferisca a una dinamica spirituale negli esseri umani è comunicato chiaramente nel libro di Giobbe: “Ma quello che rende intelligente l’uomo è lo spirito, è il soffio dell’Onnipotente” (Giobbe 32:8; si veda anche Giobbe 33:4).
[2] Come ha scritto Giovanni Paolo II: “L’uomo è una persona nell’unità del suo corpo e del suo spirito. Il corpo non può mai essere ridotto a semplice materia: è un corpo spiritualizzato, così come lo spirito dell’uomo è così strettamente unito al corpo da poter essere descritto come spirito incarnato”. John Paul II, Man and Woman He Created Them. A Theology of the Body, Pauline Books & Media, Boston (MA) 2006, p. 96 (trad. it., Uomo e donna lo creò. Catechesi sull’amore umano, Città Nuova, Roma 1985). Si veda anche Edmund Fong, “Could God Misplace a Female Soul in a Male Body? Gender Identity and Contemporary Models of Human Constitution”, in TGC, 25 agosto 2022, https://www.thegospelcoalition.org/.
[3] Gregg R. Allison è un teologo evangelico statunitense, professore di teologia cristiana presso il Southern Theological Seminary di Louisville, Kentucky. Ha insegnato anche al Western Seminary e ha servito per diversi anni con Campus Crusade for Christ, oggi Cru, anche come missionario in Italia e Svizzera. N.d.E.
[4] Gregg R. Allison, Embodied. Living as Whole People in a Fractured World, Baker, Grand Rapids (MI) 2021, p. 17. Si veda anche N. T. Wright, “Mind, Spirit, Soul and Body. All for One and One for All Reflections on Paul’s Anthropology in His Complex Contexts”, https://ntwrightpage.com/2016/07/12/mind-spirit-soul-and-body/.
[5] Allison, Embodied, cit., p. 45.
[6] “Dysphoria”, in Dizionario Merriam-Webster, https://www.merriam-webster.com/dictionary/dysphoria.
[7] “Trans”, in The Compact Oxford English Dictionary, II ed., Clarendon, Oxford (UK) 1998, p. 2095.
[8] “μεταμορφόω”, in Frederick W. Danker, Walter Bauer, William F. Arndt e F. Wilbur Gingrich, Greek-English Lexicon of the New Testament and Other Early Christian Literature, III ed., University of Chicago Press, Chicago (IL) 2000, p. 639.
[9] Sam Allberry, What God Has to Say about Our Bodies. How the Gospel Is Good News for Our Physical Selves, Crossway, Wheaton (IL) 2021, p. 182.
[10] Alcuni, citando l’insegnamento di Gesù secondo cui in
cielo non ci sposeremo (Matteo 22:30), si sono chiesti se nell’eschaton saremo
maschi e femmine. Ma se consideriamo le apparizioni corporee di Gesù e il fatto
che l’appartenenza etnica permane nei nuovi cieli e nella nuova terra, sembra
ragionevole credere che rimarranno anche i corpi condizionati dal genere.
Perché a Dio interessa l'identità di genere?
Il nostro corpo è parte della nostra identità o un semplice involucro da modificare secondo la percezione interiore dell'individuo? La differenza tra maschio e femmina è un limite oppressivo o un dono del Creatore?
Come possono genitori, pastori e responsabili di chiesa accompagnare con verità e compassione chi soffre a motivo della disforia di genere?
In questo breve volume, Samuel D. Ferguson affronta una delle questioni più complesse e delicate del nostro tempo. Con chiarezza biblica, sensibilità pastorale e attenzione al dibattito contemporaneo, l'autore confronta le convinzioni fondamentali del movimento transgender con la visione cristiana della creazione, del corpo, dell'identità e della redenzione.
Queste pagine non invitano all'asprezza, ma a un amore più profondo: un amore che ascolta, comprende e accompagna, senza rinunciare alla verità del disegno di Dio per l'essere umano.